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Torino, 21 novembre 2005

Ciao, suor “Beppa”,
abbiamo voluto rivolgerti il nostro saluto per l'ultima volta e purtroppo non siamo arrivati in tempo per vedere il tuo viso e assaporare un tuo ultimo sorriso, poco importa; quante belle parole abbiamo sentito e quanti bei ricordi affiorano tuttora nella mente di ognuno di noi. Una cosa è emersa tra le altre; ovunque tu sia stata hai donato tutta te stessa, senza riserve. Tutti hanno sottolineato quanto sia stato bello condividere con te un momento del proprio cammino e di quello della comunità da te frequentata. Ognuno ha potuto godere della tua gioia, della tua voglia di vivere, del tuo fare instancabile, della condivisione delle ansie di ognuno e degli incoraggiamenti da te ricevuti, ci hai fatto capire e ci hai mostrato che si può essere dei bravi cristiani anche senza far tanto rumore e nella coerenza della testimonianza della carità verso gli ultimi.
Per molti di noi hai saputo interpretare l'Amore di Dio nella gioia, nell'allegria; il sorriso sempre sulle labbra per manifestare l'avere Dio nel cuore. Al posto di tante parole basterebbe fissare questa foto per riassumere tutto di te; ti abbiamo conosciuto così e ti serberemo così nel nostro cuore. Abbiamo avuto la fortuna di averti a San Luca nel tuo pieno vigore; quanta catechesi, quante carezze e quanti sorrisi a tranquillizzare i nostri tormenti allora giovanili. Quanto camminare su per i monti a godere della gioia del creato e delle occasioni per rinfrancare lo spirito, riconciliarsi col Padre e ripartire verso una vita di incognite ma poggiata anche sulla tua testimonianza di fiducia nel buon Dio e verso il prossimo. Quanto bene hai fatto ad ognuno di noi! Come hai saputo segnare, nella tua semplicità ma anche fermezza, la nostra vita e quella della comunità a cui apparteniamo. Ciò che non scorderemo mai saranno le risate, quelle grosse, che arrivano dal cuore, ma che bisogna tenersi la pancia perché non scoppi, che ci siamo fatte ai campi estivi.
Sane risate che ci accompagnavano sempre.
Quando dovevamo trascinarci letteralmente di peso, durante la salita al Tabor, per superare l'ultimo pezzo così ripido e faticoso; più ci piegavamo dal ridere e più ruzzolavamo in basso, rendendo interminabile l'ascesa.
Come durante la discesa dalla casa alpina in Valle Stretta quella volta della famosa nevicata, che ci bloccò per alcuni giorni e che vennero a prenderci gli alpini perché era pericoloso discendere da soli. Quante risate quando immancabilmente dopo pochi passi, i più pesanti di noi sprofondavano nella neve e nel rialzarci, oltre alla fatica di tirarsi fuori dalla buca, dovevamo nascondere i salami, i prosciutti ed altre vettovaglie che avevamo appeso al collo o legato alle cinture e nascosti sotto le giacche a vento. Ci avevano ordinato di non appesantirci e non portare via niente se non l'indispensabile per coprirci e ripararci dal freddo: ma a te piangeva il cuore dover abbandonare tutto quel ben di Dio agli ermellini. Era impossibile tirarti su se prima non smettevi, piegata in due, di ridere a crepapelle; paradossalmente era il dover nascondere un salame o un prosciutto che ci obbligava a tornar seri per non insospettire gli alpini che non capivano questo nostro modo gioioso di intraprendere una discesa così seria e pericolosa. Quanto bene hanno fatto al nostro cuore quelle risate! Ti immaginiamo ora ammiccare, strizzarci l'occhiolino come solevi fare spesso, e sorridendo dirci di come è bello lassù dove sei approdata a raccogliere quanto hai seminato tra di noi.
Ti vogliamo bene e confidiamo anche in un tuo intervento nel momento in cui ne combineremo una delle nostre; ciao suor Beppa, un bacione!
Pasquale
(a nome della Comunità della Parrocchia di San Luca, Torino)


Carissima suor Beppa,
    il Signore ti ha chiamato per tornare a casa e il tuo eccomi è stato sereno e fiducioso come serena e fiduciosa è stata la tua vita terrena.
    Il vuoto che è nei nostri cuori è la dimostrazione che il tuo cammino in mezzo a noi non è stato vano quanti qui presenti hanno dentro uni qualcosa di te.
    Ti ho conosciuta 26 anni fa:eri suor Servente nella mia Parrocchia,San Secondo e proprio là, senza grandi discorsi, senza conferenze senza paroloni artificiosi, ma solo con l'esempio, solo guardandoti ho capito chi erano i poveri e chi bisognava amare per primo. Eri una donna di azione, eri una donna che non aveva paura di sporcarsi le mani, non ti tiravi indietro di fronte alle fatiche, non avevi limiti di tempo o di pazienza: il povero era la tua urgenza, il povero era la tua preghiera!
    I ragazzi di una volta, ora tutti genitori, ricordavano ieri le avventure con te ai campeggi in montagna: non posso dimenticare il primo anno a Pragelato: eri arrivata nel cortile della Casalpina sulla tua scassatissima 127 beige; quasi non riuscivi a scendere talmente eri stipata, ma quando hai aperto il portellone posteriore dell'auto tra i pacchi di pasta di patate e quant'altro, saltarono fuori bambini... uno, due, tre, quattro, sei... "Ma suor Beppa dove li metto? Non ci sono più Ietti!" Non ti preoccupare, possono stare tre nello stesso" Erano ragazzini di strada, che lei aveva raccolto e portato a respirare un po' d'aria fresca.
    Le tue avventure erano tutte così.
    Eri tornata alcuni anni or sono, durante la ristrutturazione della Casa, ma nonostante la salute non fosse più eccellente, era impossibile tenerti a riposo. I poveri erano veramente i tuoi padroni, forse un po' di più se san Vincenzo me lo permette. I poveri erano la tua vita, l'oggetto primario del tuo amore e della azione infaticabile.
    Grazie suor Giuseppina, perché la tua testimonianza mi ha aperto gli occhi e il cuore sui prediletti del Signore.
    Grazie perché sei stata una autentica Figlia della Carità, nella gioia, nella fede e nella speranza.
    Mons. Pinardi, col quale hai camminato per tanto tempo sulle strade di San Secondo ti accolga in cielo con tutti i poveri che hai amato e servito nella e per la gloria di Dio.

Grazie e arrivederci suor Giuseppina

Mariateresa



Sabato 19 Novembre 2005 suor Giuseppina Ronco, nelle prime ore del pomeriggio mentre veniva sistemata per il riposo pomeridiano, silenziosamente come è stata tutta la sua vita, è tornata alla Casa del Padre, alla vigilia della festa di cristo Re, andando così incontro allo Sposo divino che tanto ha amato e servito nella persona dei poveri.

Suor Giuseppina è arrivata nella parrocchia di San Secondo nel lontano agosto del 1957, dopo 13 anni trascorsi a Gassino Torinese come aiuto alla suor Servente Dell'Acqua alla scuola materna, durante i quali ha continuato la sua formazione di Figlia della Carità sotto la guida dell'ottima Suor Servente.


Il cambiamento di casa, ma soprattutto il distacco dai piccoli è stato per lei molto doloroso e difficile:ma l'amore per i poveri ha avuto il sopravvento e con la guida della nuova Suor Servente e di Monsignor Pinardi, 50 anni parroco a San Secondo: un santo con lo spirito di san Vincenzo che non solo conosceva, amava, ma imitava, e alle suore teneva una conferenza mensile perché tutte erano per il servizio dei poveri.

Ogni sera suor Giuseppina doveva passare in parrocchia per rendere conto dei bisogni dei poveri incontrati nella giornata per esporre le necessità urgenti, perché le persone più bisognose non dovevano aspettare l'aiuto.

Erano gli anni 1960 e per il centenario dell'Italia '61 Torino aveva aperto alla gente del sud la sua disponibilità di accesso alla città per incrementare il numero degli abitanti, così ogni giorno col treno delle ore 11 arrivavano tantissimi immigrati; ma già alla stazione venivano informati, che via Assietta, 9 era aperta dalle 11,30 alle 12,30 e così per i senza fissa dimora che già mancavano di spazi si facevano i turni. Quelle sono stati anni di grande carità, ma di altrettanto lavoro, con mezzi scarsi e pochi. Traslochi fatti con carretti spinti a mano per le vie di San Secondo, e così pure di altri materiali, ma sempre con gioia e allegria. A tutto provvedeva la provvidenza e la generosità del Monsignore e delle volontarie vincenziane.

Mentre proprio in quegli stessi anni un giovane sacerdote vice parroco in una parrocchia di Torino assetato della cura dei giovani, chiese al Cardinal Pellegrino un prato e una capanna, la sua proposta fu accolta e venne inviato a Mirafiori Sud. Nel 1965 stava sorgendo un nuovo quartiere: Via Plava lo divideva dalla Fiat. Le case costruite "INA CASA" per lavoratori, sono di tre lotti. Il primo lotto di via Roveda fu dato nel 1966 e nell'autunno dello stesso anno entrarono gli abitanti. Il primo Natale venne celebrato nella palestra della scuola, e da quel momento ebbe inizio la vita parrocchiale. Mentre il quartiere nascente era dotato di un asilo nido, due scuole materne, due scuole elementari, una scuola media, mancava la chiesa, che fu provvisoriamente allestita in una costruzione in legno e la capanna era sistemata.

Il Parroco don Paolo Gariglio essendo venuto a conoscenza delle Figlie della Carità volò a Parigi per implorare dai Superiori Generali ciò che non aveva ottenuto da quelli di Torino, la sua speranza fu delusa. La provvidenza dispose che incontrasse le Figlie della Carità di Rivoli che, con il permesso della Visitatrice, accettarono volentieri di scendere il sabato e la domenica a San Luca per occuparsi dei bambini del catechismo. Man mano che il quartiere si popolava e gli uomini entravano alla Fiat si moltiplicavano i problemi per le donne provenienti dai piccoli paesi del sud, che temevano anche solo di raggiungere il centro per far vaccinare i bambini o fare la spesa. Divenne obbligatorio per le suore di scendere a San Luca anche il giovedì per incontrare le mamme in un piccolo alloggio preso in affitto dalle volontarie vincenziane del centro di Torino e quindi poter rispondere ai loro bisogni.

Ben presto i Superiori della Provincia si resero conto della povertà di San Luca, che stava cambiando volto, e decisero di formare una piccola comunità che vivesse stabilmente in mezzo alla gente e ne condividesse la povertà e così nel 1968 suor Giuseppina era di nuovo pronta per una nuova missione: San Luca di Mirafiori.

Nella nuova destinazione si mise generosamente al lavoro. Penso che dopo il primo impatto con la realtà che era veramente diversa, dopo alcuni giorni di raggio andando al mattino e tornando a casa la sera il 1 novembre 1968, lei e la sua compagna decisero di fermarsi a dormire al 1° piano di via Roveda e da quel giorno riprese con slancio e generosità l'andare e venire tra la gente e visse in pieno l'amore per Dio e per i Poveri. A questo si aggiungevano i campi estivi creati da don Paolo Gariglio che ancora oggi continuano in alta montagna sotto le tende, cucine all'aperto con moltissimi giovani che proprio presenti ai suoi funerali, oggi sono papà e nonni e che erano con lei negli anni passati a san Luca rappresentano una chiesa missionaria grazie alla sua guida.

Grazie suor Giuseppina,
il tuo esempio ci sproni".

Suor Paola Falco FdC




Ho conosciuto suor Peppa, quando facevo volontariato a Misobolo, preaccoglienza della Nikodemo. Era contenta, quando arrivavo, perché così poteva godere della compagnia di una donna. Io cercavo di aiutarla il più possibile per evitarle dei lavori e delle fatiche, ma inutilmente perché, se io facevo i suoi, lei se ne trovava altri.

Non stava mai ferma, con le mani in mano, tranne quando pregavamo.

Le piaceva tantissimo stare a Misobolo perché, mi confidava, le ricordava la cascina della sua infanzia. Ne era talmente innamorata, che diceva a Don Ernesto: "Padre, quando morirà voglio essere seppellita qui nell'orto. Nell'orto di Misobolo infatti, a lato della chiesa, i ragazzi zappando avevano trovato un giorno delle ossa. Doveva esserci appunto un cimitero.

Purtroppo non sarai accontentata in questo tuo desiderio, ma non preoccuparti perché rimarrai comunque a Misobolo, nel cuore di tutte le persone che ti hanno conosciuta ed amata.

Ciao, Peppa.

ISA di Nichelino
















SUOR GIUSEPPINA E MONSIGNOR PINARDI

Suor Giuseppina Ronco conobbe personalmente
Mons.Giovanni Battista Pinardi,
di cui è in corso la Causa di Beatificazione.





Lo stimò grandemente, collaborò con lui, Parroco di San Secondo(1912 -1962) in Torino
e Vescovo Ausiliare della Diocesi,
e ne testimoniò l'amore verso i Poveri, per i quali istituì la mensa di via Assietta.





Di lui, suor Giuseppina disse:
"Aveva il culto del Povero, specie se malato,
e più volte l'ho incontrato nelle soffitte che per arrivarci si dovevano fare 130 scalini
e lui faceva giornalmente questa ginnastica d'amore".


Egli amava servire personalmente i Poveri alla Mensa (tre turni di 80 persone circa).
Voleva che a tavola i poveri avessero il vino.

Non si limitava ad accoglierli quando si rivolgevano a lui,
ma li andava a cercare a casa loro e sapeva aiutarli
con molta delicatezza, perché non si sentissero umiliati.





Una suora di San Vincenzo, forse la stessa suor Ronco,
affermò che, girando fra le soffitte e case più povere del quartiere di S. Secondo,
trovava esposta sui cassettoni la fotografia di Mons. Pinardi.

Mons. Pinardi fu testimone di carità, di speranza e di giustizia
nella Comunità ecclesiale e nella vita civile e sociale della città di Torino.
Si impegnò nella difesa della dignità umana contro ogni repressione,
ed ebbe sempre uno sguardo di predilezione per i Poveri

Egli ebbe a raccontare alle Figlie della Carità della sua Parrocchia, in via Assietta,
un sogno...veramente "vincenziano":
"Ho visto il Signore sulla soglia del Paradiso
che mi indicava il gruppo dei miei poveri.
Il Signore ripeteva sorridendo:
- Sono tanti, ma a motivo di essi, tu entrerai da questa parte
-.".





APPUNTI























Suor RONCO Rina
deceduta a LUSERNA - Casa Immacolata
il 19 novembre 2005
82 anni di età - 61 di vocazione









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