SUOR MARGHERITA CAPRIOLI
Suor Margherita ha vissuto fedelmente il servizio alle Sorelle
dell'Infermeria,
per molti anni fino a che il Signore non le ha detto:
"adesso basta, ho provato la tua fede e la tua generosità.
Ora vieni a prendere il premio".
Ha servito in tutti i modi e con grande generosità.
Era una sorella, una mamma.
A volte accarezzava, a volte alzava la voce, ma era sempre la
voce di una mamma che vuole bene.
Non tutte le suore vengono volentieri a finire i loro giorni in
infermeria. Ma con suor Caprioli si trovavano bene.
Si sentivano capite, aiutate nei loro momenti difficili.
Le accompagnava nella stanza, rimboccava loro le coperte, le seguiva
a mensa, imboccandole,
era con loro in cappella a pregare.
Era lì che prendeva forza per essere gentile e materna
ed insegnava a tutte che era lì che dovevano rivolgersi
per trovare coraggio e continuare a vivere.
L' Infermeria si è accorta quando
suor Caprioli è partita per il Paradiso.
E' stato come se si fosse spenta una luce..
p.Giacomo Mulassano c.m.
Non mi è facile parlare di suor Margherita. Lei era la
donna riservata. Non parlava mai di sé.
Era una donna forte e nello stesso tempo molto dolce e semplice.
Per 11 anni è stata mia Suor Servente.
Con lei regnava
la fiducia reciproca, la chiarezza: rispondeva sempre positivamente
alle richiesta…
ma si capiva subito se era veramente d’accordo
su ciò che era stato chiesto.
Il 20 settembre 1964, tutte le Figlie
della Carità del mondo dovevano cambiare tipo di abito,
compresa la maestosa cornetta, copricapo che ci caratterizzava.
In quel tempo, la comunità di suor
Margherita era formata da Sorelle di diverse età, ben amalgamate
fra di loro.
Le Sorelle più anziane attendevano con pena
e grande agitazione il mattino del 20 settembre.
Suor Margherita
ci incoraggiava, portando motivazioni semplici e giuste
ricordandoci che il mondo stava cambiando…
ma, per essere veramente convincente,
una sera a ricreazione scomparve,
(cosa insolita, poiché lei vi era sempre presente)!
Ed eccola arrivare, con il nuovo abito e il nuovo copricapo!...
Rimanemmo senza fiato… senza dire una parola…
la guardammo dall’alto al basso e, man mano,
che lei ci ammoniva, gli animi si calmarono
e tutto fu accettato con molta serenità.
Ma non è finita: tutte d’amore e d’accordo,
il mattino dopo,
dopo la prima Messa in Casa, ci fece andare tutte al matrimonio
di una nostra ragazza della Parrocchia Santa Agnese e
al pomeriggio, ancora tutte a piedi a San Salvario per la Conferenza.
Incontrando diverse persone, potevamo così subito vincere
quella specie di riluttanza che ci opprimeva.
La giornata terminò nella più grande serenità.
Ho conosciuto le Figlie della Carità all’Istituto
dell’Infanzia abbandonata di Superga.
Sono rimasta molto stupita e meravigliata
non tanto per l’abito che indossavano,
quanto per il copricapo,
la “cornetta” così grande e di una forma mai
vista.
Suor Margherita era una suora del gruppo dedito ai bambini,
le suore erano tutte giovani, lei era la più giovane, con
i suoi 35 anni.
Io ne avevo 17. Mi piaceva osservare le suore
quando pregavano e al lavoro con i bambini.
La presenza di suor Margherita tra i bimbi
era eccezionale, era molto tenera,
aveva attenzione ai piccoli bisogni di ciascuno come fa una mamma.
Ho lavorato nel reparto di suor Margherita:
siccome ero da poco arrivata, non conoscevo canti e giochi.
Lei trovava il tempo per stare con me,
mi faceva da maestra, cantava, giocava…
nella serenità e nel divertimento, mi dava fiducia,
toglieva l’imbarazzo di una sconfitta.
Vestita di bianco, la bianca cornetta, gli occhi azzurri,
dolce e paziente, la vedevo come un angelo.
Nel gennaio 1955, molti bambini ospiti dell’Istituto
vennero adottati da famiglie americane.
Tre di loro, Sergio, Marco e Piero
- ricordo ancora i loro volti e i loro nomi -
furono accompagnati a Roma, all’Aereoporto,
da suor Margherita e da me.
Il momento del saluto fu tragico,
i bimbi si aggrapparono a noi, non volevano lasciarci.
Suor Margherita, superando ogni emozione, mi disse:
“Andiamo!”, e ci allontanammo rapidamente.
I suoi occhi si riempirono subito di lacrime,
ma non si volse più indietro…
Ci recammo a visitare Roma, e,
sul Lungotevere, mi si staccò il tacco della scarpa…
Lei se ne uscì in una bella risata, liberatoria…:
“Niente paura, torniamo in carrozza… e tutto si sistemerà…”.
Cara suor Margherita, ci hai lasciati in punta di piedi, sei passata
all'altra sponda.
La tua vita è stata un dono per
noi.
Vera Figlia della Carità, hai seminato
bontà, dolcezza, rettitudine, amicizia vera, quella che
conduce a Dio.
Fermezza nelle tue scelte, mortificata, giusta
nel correggere per il bene dei Poveri.
Sei stata madre premurosa e delicatissima
verso i più deboli, i piccoli dell'Infanzia Abbandonata.
Serena e forte nella tua fede,
quando
i Superiori hanno dovuto chiudere questa opera tanto cara al cuore
di san Vincenzo,
l'obbedienza ti ha scelta per il servizio delle
nostre care Sorelle ammalate
e per tutte loro sei stata una presenza
d'amore, i tuoi occhi, il tuo sorriso,
riflettevano la bellezza
della tua anima, mai dalla tua bocca è uscita la parola
"sono stanca".
Ora sei arrivata alla meta, carissima
suor Margherita, godi il tuo Signore in pienezza,
il tuo Dio servito
e tanto amato qui in terra, nella persona dei piccoli e delle
suo Spose.
Grazie per essere state con te per 42
anni.
suor Paoletta
Bassani
suor Aurora Puddu
suor Luisa Stocco
SUOR MARGHERITA CAPRIOLI
deceduta a TORINO - Infermeria Casa Provinciale
il 9 Settembre 2005 85 anni di età - 67 di vocazione