SUOR LUISA PINNA
Giovanna Antonia Pinna
Figlia della Carità
Macomèr (NU) 11 marzo 1908 - Torino 25 settembre 1987
Profilo biografico
A Macomèr, nel Nuorese, la famiglia del ferroviere Giovanni Maria Pinna e della casalinga Margherita Spanu, l'11 marzo 1908, è allietata dalla nascita di una nuova creatura, battezzata nella Parrocchia di S. Pantaleone, il 22 seguente, con i nomi di GIOVANNA ANTONIA. Di cinque figli: un maschio e quattro femmine, solo tre di queste sopravvivranno a lungo consacrate a Dio nella vita religiosa.
L'infanzia di questa bambina intelligente, sensibilissima, dotata di carattere volitivo, è presto segnata dalla sofferenza. A cinque anni perde il babbo; la mamma non regge allo strazio e lo segue tre anni dopo. In compenso, il 3 giugno 1916, Giovanna Antonia si nutre per la prima volta dell'Eucaristia, che costituirà il suo vero sostentamento quotidiano, poi, il 2 luglio 1921, riceve l'effusione dello Spirito.
Chiamata da Dio fin dall'adolescenza, avverte prima l'impulso verso la vita contemplativa e pensa alle Cappuccine, ma come potrà reggere la sua gracile costituzione alle loro austerità? Si rivolge, allora, alle Visitandine di Como, conosciute attraverso la lettura delle esperienze mistiche di suor Benigna Consolata Ferrero; purtroppo deve accontentarsi di una risposta negativa, perché il numero legale delle monache è al completo.
Evidentemente il Signore ha su di lei altri disegni: anche se resterà contemplativa, sarà votata all'attività più sfibrante.
Quando le Figlie della Carità le fanno conoscere l'opera evangelizzatrice che esse svolgono in Cina, improvvisamente si accende in Giovanna Antonia la fiamma missionaria. E sogna di essere proprio come una di loro e in Cina. Scherzi divini... Il sogno si realizza solo per metà. Ma se il campo missionario sarà un altro, lei non si mostrerà meno eroica delle consorelle lontane che ricorderà sempre con una certa invidia leggendo Le Missioni estere vincenziane, seguendole con la preghiera e sovvenendole generosamente di aiuti materiali.

(in basso) La sorella Giovanna Maria (suor Laura), due cuginetti,
Giovanna Antonia (suor Luisa); (in alto) zia Chiara, la sorella Maria
(suor Margherita), il fratello Salvatore e zia Francesca. |
S. Vincenzo de' Paoli la riceve tra le sue figlie nel Postulato di Terranova Pausania, l'attuale Olbia (SS), poi, il 6 dicembre 1929, la introduce nella Comunità di San Salvario a Torino dove, il 10 novembre 1930, indossa la divisa con la tradizionale " cornette " a cui si sente molto affezionata, ma non al punto di amareggiarsi per le mutazioni imposte dopo il Concilio. Lo rivela questa sua domanda arguta a una consorella restìa alle metamorfosi dell'abito: " Ma lei ha sposato Gesù o l'abito? ". Con la divisa vincenziana Giovanna Antonia ha il privilegio di essere chiamata come la sua santa confondatrice: LUISA.
Dopo la Vestizione, la sua Cina diventa l'Ospedale Santo Spirito di Bra (Cuneo), situato a circa metà strada tra la casa natale del Cottolengo, il santo per eccellenza della Carità, e il Santuario della Madonna dei Fiori che costituiscono la sintesi di tutta la sua esistenza: votarsi al prossimo in Cristo per Maria. E proprio nella cappella dell'ospedale, alla quale convergono le corsie occupate dai sofferenti, emette i primi Voti privati l'8 dicembre 1934.
Conseguito il diploma di infermiera, nel 1933, suor Luisa affronta la sua missione con un'adeguata preparazione sanitaria, resa più efficace dalla lunga esperienza e dal suo genio intuìtivo, dividendo l'attività tra il gabinetto di radiologia e la sala di chirurgia senza disdegnare le mansioni più umili.
In sala operatoria si improvvisa maestra dei chirurghi principianti e consigliera degli esperti che non si azzardano in certi interventi delicati senza prima averla interpellata. Segue pure i loro problemi individuali e familiari, con la massima discrezione, facendo pervenire loro il suo dono personale nelle circostanze più significative.
Segnata dalla sofferenza da sempre, suor Luisa è quanto mai in grado di valutarne le ripercussioni negative nei corpi aggrediti dalla malattia e negli spiriti lacerati dal dubbio e dall'angoscia per somministrare la terapia appropriata. Lo fa con tale tenerezza di compartecipazione che il suo stesso sorriso è costantemente velato di dolce malinconia.
Grazie a una profonda carica umana, non si limita a svolgere regolarmente e con serietà scrupolosa l'impegno professionale, ma va oltre. Ogni sera visita uno per uno i suoi assistiti per sentirne i bisogni, augurar loro " la buona notte " e rendere più tranquillo il riposo; se le fosse possibile resterebbe anche a vegliarli. Accompagna personalmente all'ultima dimora quanti ha avuto il dolore di assistere nell'agonia.
La sua dedizione ai malati, già eroica nella quotidianità, tocca vertici irraggiungibili nel periodo bellico, quando affluiscono i militari feriti dal fronte francese. Questa figlia genuina di S. Vincenzo de' Paoli li accoglie come una sorella e se ne prende cura amorosa fino a restare quarantott'ore senza cibarsi nè riposarsi. " Sentivo di dover morire lo in loro vece ", confesserà in seguito. Ci rimetterà la salute; in compenso assapora l'ineffabile gioia del dovere compiuto strappando alla morte tante giovani vite. Rischia anche la vita, durante la parentesi partigiana, quando un soldato tedesco, entrato di prepotenza nell'ospedale, le sfiora il piede con un proiettile.
Non basta. Suor Luisa pensa pure a trovare alloggio e vitto agli sfollati dalle città devastate: per questo si avvale del suo prestigio presso le autorità locali. Parecchi devono a lei un tetto dignitoso e una tavola imbandita.
Suor Luisa
nella primitiva divisa
delle Figlie della Carità,
ritratta nel 1955. |
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È presente a tutto e a tutti. Chiamata, implorata, assediata in continuità, giunge tempestivamente senza precipitazione e agitazione, mantenendo sempre quell'equilibrio tanto necessario ad affrontare le situazioni urgenti e intricate. Apparentemente sembra non esista, eppure si può dire che in ospedale non si muove cosa senza di lei.
Il suo ristretto gabinetto di radiologia " la mia dolce prigione ", come ama chiamarlo , sempre lindo e accogliente, di volta in volta si trasforma in luogo di ricevimento, di colloqui riservatissimi, fino a diventare centro di irradiazione umana e religiosa, tempio di professionalità e di spiritualità, crocevia di drammi umani e di esperienze mistiche. Perché suor Luisa possiede l'arte di coltivare le amicizie. Assuefatta a donarsi interamente agli altri, supera anche l'istintivo pudore della propria intimità per partecipare le sue esperienze personali e aiutare così a risolvere, con maggior efficacia, le crisi e i dubbi.

Bra (CN): Ospedale Santo Spirito, dove suor Luisa svolse eroicamente
la sua missione sanitaria e spirituale per circa quarant'anni. |
Dedica le cure più assidue ai sacerdoti e ai religiosi che venera come suora e ama come sorella; presta loro tutti i servizi di cui necessitano e segue con ansia i loro problemi. Tutti indistintamente devono a lei la testimonianza della fedeltà assoluta alla grazia della Chiamata e l'invito allo zelo concreto e incondizionato. Non pochi, proprio grazie a lei, hanno perseverato nel loro stato.
Vengono poi le famiglie delle quali condivide le gioie e i dolori. Adora i bimbi perché si trova in sintonia con quella semplicità e innocenza che lei possiede e tutti le invidiano. Per gli orfani nutre un vero culto di compassione, lei che ha vissuto il dramma dell'orfanità fin dalla fanciullezza. Quando segue la bara di una giovane madre, tanta è la sua emozione che non riesce più neppure a recitare il Rosario e prega la suora accompagnatrice di sostituirla.
Donna aperta e sensibilissima mai sentimentale a tutti i richiami della bellezza e della bontà, suor Luisa s'inebria della natura di Dio, del Suo cielo e dei Suoi fiori di cui arricchisce il suo minuscolo giardino, manifestando un'anima francescanamente innamorata non per nulla si era aggregata al Terz'Ordine francescano nella giovinezza ed esulta per le notizie liete ed edificanti che le vengono trasmesse.
La proverbiale disponibilità, congiunta al più assoluto riserbo, rendono suor Luisa depositaria di tutte le pene e di tutti i segreti. Confidente di mezza Bra, diventa la persona più ricercata da altolocati e gente di strada e, anche se non sempre ascoltata, rappresenta il tribunale di ultima istanza nelle questioni spinose e nei casi disperati. Per i suoi interventi accomodanti e intelligenti le spetta di diritto la beatitudine evangelica indirizzata agli " operatori di pace ".

Bra (CN): Santuario della Madonna dei Fiori, così denominato
dalla
fioritura dei pruni selvatici in pieno inverno, visitato spesso da lei. |
Accomodante sì, ma senza compromessi. Sa riprendere il carattere forte e la volontà granitica, piegati dalla " mitezza e mansuettidine di Cristo ", quando è in gioco la difesa della verità e della giustizia conculcate dalla doppiezza, dal sotterfugio e dalle sopraffazioni. Allora non teme più nulla e nessuno, finché non le vede riconosciute e rispettate. Per questo i deboli e gli indifesi cercano rifugio in lei, sicuri di ottenerlo.
Il ritratto di suor Luisa resterebbe sfocato, anzi non le somiglierebbe che in minima parte, se limitato alla sola attività umanitaria svolta da lei con tanto dispendio di energie e altamente apprezzata dagli altri.
Questa religiosa per vocazione, pur nel trambusto di un ospedale, resta l'anima contemplativa dell'adolescenza che aveva sognato monasteri di clausura per esservi " sepolta con Cristo in Dio ". Lei stessa confida agli intimi di non sentirsi mai distratta dalla dolce occupazione di parlare con il buon Dio e la Mamma celeste. Chi la vede pregare riporta un'impressione unica. Prescindendo dalla sua interiorità negata all'occhio umano, il solo atteggiamento esterno vale bene un trattato di orazione e di contemplazione. Rifugge dai pietismi stantii ed esibizionistici per investirsi dell'abbandono semplice e filiale suggerito dal Vangelo. Non rare volte dal suo volto spira l'immobilità e la fissità dell'estasi che la estrania da quanto la circonda e sembra anticiparle la " visione beatifica ".
Quando esce per necessità dalla sua " prigione " ospedaliera, raccolta sotto la " cornette " della primitiva divisa, con l'inseparabile Rosario tra le dita, viene spesso fermata per un saluto, una notizia, un consiglio, ma il colloquio con la Divinità prosegue ininterrotto. Ha appreso dal suo Padre, Vincenzo de' Paoli, a " lasciare Dio per l'uomo ", meglio: a continuare la conversazione con Dio parlando all'uomo.
La sua religiosità tipicamente mariana si riallaccia alla spiritualità montfortana che vive intensamente e trasfonde negli altri, come rivelano i suoi colloqui e i suoi scritti. Saluta i visitatori religiosi con l'" Adventat... per Mariam! ". Fonda e riunisce periodicamente, nel suo reparto di radiologia, un nutrito e attivo " presidio " della " Legio Mariae " da cui usciranno vocazioni alla vita consacrata. Si fa solerte propagatrice della " Medaglia Miracolosa ", veicolo di frequenti capovolgimenti di coscienze, anche di moribondi ostinati che desiderano poi la sua presenza nell'ora della morte. Perciò suor Luisa vuole assistere nella Basilica vaticana alla canonizzazione di S. Caterina Labourè alla quale la Vergine aveva affidato la missione di diffondere la Sua Medaglia. Il Santuario della Madonna dei Fiori, che può intravedere dalla finestra della sua stanza, costituisce la meta preferita dei suoi pellegrinaggi.
Attorno all'indiscussa e sempre crescente autorità morale della suora si va delineando l'aureola del rispetto che sconfina poi nella venerazione. Il suo nome, nella città del Cottolengo, diventa emblematico e segna la continuità benefica del Santo della Carità. A distanza di quasi vent'anni se ne avvertono ancora gli effetti.
Dopo quarant'anni di servizio eroico a Bra nell'Ospedale Santo Spirito di cui è pure stata superiora per un anno, dal 1953 al 1954 suor Luisa è allo stremo delle sue già scarse energie, non più in grado di reggere agli impegni accumulati su di lei e lascia definitivamente il campo dei suoi eroismi, l'l maggio 1969, seguita dal rimpianto universale.
Trascorre un periodo di riposo a Luserna S. Giovanni (Torino) nella Casa dell'Immacolata, poi si stabilisce a Torino nella Casa di S. Secondo, una fondazione parrocchiale, gestita dalle Figlie della Carità, per la scuola materna e l'assistenza agli emarginati. Lei si incarica di quest'ultima, spendendo gli ultimi residui di forze.
Il rigurgito dei relitti umani, che quotidianamente e ininterrottamente assediano l'uscio di Via Assietta, trovano suor Luisa ancora pronta, paziente, attenta ad ascoltare, inesauribile nel donare almeno l'offerta di un suo sorriso.
Insultata, anzi, ripetutamente minacciata di morte e anche aggredita se ne occupano pure le cronache giornalistiche lei reagisce con il suo stile evangelico: continua a donare più amore a chi ne ha sempre meno verso di lei.
I drogati, gli alcolizzati, gli sbandati, gli accattoni di mestiere, la somma di tutte le emarginazioni compresa la squilibrata che si esibisce nell'interno della vicina Stazione di Porta Nuova in uno sconcertante strip tease e che suor Luisa, su invito della polizia, riveste con delicatezza costituiscono le concrete testimonianze delle sue virtù, se i beneficati ne avessero coscienza e fossero, perciò, in grado di esprimerle.
Nel 1983 le viene concesso un periodo di riposo a Grugliasco (Torino) nella Casa Maria. Poi il suo stato di sfinimento generale, che non si riesce bene a diagnosticare, la costringe al ricovero negli Ospedali Gradenigo e San Giovanni (Molinette) di Torino.
In seguito all'ictus cerebrale che determina la paralisi progressiva, il 4 luglio 1984 suor Luisa è accolta a Torino San Salvario nell'Infermeria della Casa Provinciale delle Figlie della Carità, sua ultima dimora.
Il lento declino le rende sempre più difficile comunicare con il mondo esterno. In compenso le mantiene intatta la lucidità mentale e la coscienza di assaporare fin quasi all'ultimo sorso il calice del dolore. La vittima, predestinata e preparata da tutta una vita al sacrificio, si consuma nell'offerta " in spirito di penitenza e di riparazione, ma soprattutto per la gloria del Tuo Nome, l'avvento del Tuo Regno d'amore nel mondo in generale ed in ogni anima in particolare, specie Sacerdotali e Religiose ", come aveva sempre quotidianamente pregato.

Torino: Casa di San secondo con sullo sfondo la parrocchia omonima,
dove suor Luisa, per quattordici anni, accolse gli emigranti. |
Attorno al suo letto, trasformato in altare, si avvicendano i beneficati dalla sua inesauribile carità o arricchiti dalla sua spiritualità. Fioriscono, così, commoventi attestazioni di gratitudine verso Chi da sempre ha soltanto donato. Qualcuno, affascinato da quegli occhi profondi fissi verso l'alto in religioso silenzio, si reca a osservarli una e anche due volte al giorno.
Inspiegabilmente suor Luisa sopravvive ancora un mese, nutrita artificialmente, poi non le è più possibile ingerire neanche un sorso di liquido. Colpita da un ultimo attacco cerebrale, il 30 agosto 1987, rimane in stato preagonico per venti giorni. Il 1° settembre riceve gli ultimi Sacramenti. Alle ore 4 antimeridiane del 25 seguente, giorno di venerdì e antivigilia della festa di S. Vincenzo de' Paoli, inizia la vera agonia durata tre ore. Spira alle ore 7, accolta dal suo santo Fondatore.
La Liturgia dei Defunti ha luogo, il giorno successivo, secondo centenario della canonizzazione di S. Vincenzo de' Paoli, nella Cappella della Casa Provinciale di San Salvario, alle ore 8,30. L'intima convinzione dei presenti salvi i giudizi di Santa Madre Chiesa è che si debba pregare Lei e non per Lei.
Trent'anni prima, durante un periodo in cui si temeva della sua salute gravemente scossa, aveva detto ad un suo confidente: " Eppure ho il chiaro presentimento che dovrà ancora vivere a lungo... ". Incontrò " sora nostra morte corporale " sulla soglia degli ottant'anni.
Nell'ultimo periodo di vita suor Luisa, alzando il dito verso il soffitto, aveva così implorato la suora infermiera:
- Portami su! Portami su!
- Vuoi essere trasportata nella stanza superiore?
- No, no.
- In Cielo?
- Sì, sì.
- Sei disposta ad accettare la volontà del Signore che prolungherà ancora il tuo stato per la salvezza del mondo?
- Sì, sì. Ma poi desidero che alla mia morte non si pianga, ma si faccia festa... Vedi questa stanza? La voglio tutta ricoperta di fiori...
Al ritorno dalle ferie l'infermiera le presentò un mazzo di fiori. Suor Luisa s'intenerì fino alle lacrime.
È giunto il tempo di raccogliere alcuni fiori spirituali dai suoi scritti che emanano la fragranza della sua anima.
Dagli scritti
10 Luglio 1947
Ave Maria!
Devo perché Gesù e Maria lo vogliono: spezzare la mia volontà granitica..., lavorando senza posa a morire a me stessa fino a ridurmi uno straccio nelle altrui mani... devo perciò: non lamentarmi mai, non scusarmi mai, santìficare la sofferenza col: soffro ed offro ad ogni istante, cercare il più perfetto nell'attimo cbe passa, lottare contro i pensieri inutili col: Dio solo, reprimere ogni moto d'impazienza per onorare ed acquistare la mitezza di Gesù per questo mi studierà di accogliere i clienti con la più amabile cordialità... sforzandomi di vedere in ciascuno di essi: Gesù malato, Gesù povero, Gesù mendico, Gesù disprezzato ecc... devo ancora: sacrificarmi nella S. Messa di ogni giorno con Cristo pei fratelli...
devo nella meditazione abbandonare il mio cuore all'azione di Dio in esso... devo infine: fare della mia esistenza una " Laus perennis " con la preghiera continua. Di essa, grazie alla Mamma Celeste, la mia anima sente necessità più di quanto il corpo di cibo, i polmoni di aria...
Mamma, Mamma mia, sono tua, aiutami. A Te solo è nota la mia debolezza e questa mi dà diritto alle tue prevenienze, alle Tue premure, direi quasi, alle Tue carezze, perché Tu sei buona e Ti chini di preferenza sui piccoli, su quelli che non reggono da soli l'urto delle forze avverse... Difendimi Tu da Satana, Tu che lo debellasti anche per me. Mi affido a Te intieramente; Tu sei l'Artefice della mia santificazione perché sento che devo farmi Santa: questa è la mia vocazione. Ed io, povero piccolo niente che farei? Mi fido perciò di Te. Tu non sopporti che qualcosa di Tua appartenenza resti indegno di Dio: ne andrebbe di mezzo il Tuo onore!!! ... e ciò non sarà mai dei Tuoi figli che devono cantare in eterno la gloria di Dio Padre, di Dio Tuo figlio, di Dio Spirito Santo Tuo Sposo.
Avvalora, Mamma mia diletta, questi sentimenti che Tu stessa mi hai ispirato, con versare nella mia anima la grazia non solo sufficiente ma efficace per conseguire l'adempimento perfetto della volontà di Dio Trinit&à su di me, creata unicamente per la gloria della stessa beatissima Trinità che intendo adorare incessantemente, con la fronte dell'anima a terra e così fino alla fine dei secoli Sì, Mamma mia tenerissima ed amabilissima, di aver purtroppo, molte volte, troppe volte, resistito alle tue materne sollecitazioni; perdonami, Mamma, oggi incomincio decisamente perciò mi sento come portata dalle Tue braccia.
Che devo dunque temere se Tu, dolcissima Signora mia, preghi per me, in me, lavori in me, soff ri in me, lotti in me, ed in me e per me ami Gesù? Cercherò solo di non resistere alle Tue movenze, ma assecondare docilmente ogni tuo impulso, ogni tua spinta se occorre, sicura che, quando stessi per fermarmi, vinta dalla stanchezza, Tu sarai nella salita il mio Amabilissimo " Ascensore "...
Sei tanto compassionevole che non farai se non depormi sulle braccia, anzi, sul Cuore stesso di Dio ed incominciare da quel momento l'eterno " Magnificat " cantato da Te anche per me, Mamma mia cara.
13 Luglio - (programma di vita)
Gesù, Ecco il mio modello.
Mirarlo crocifisso. Oh! come allora vien dato d'esclamare: Fino a questo punto Tu mi hai amato! e, fino a questo punto io voglio amarti!!!
Sì, Gesù, voglio raggiungere per amor Tuo, perché Tu sei Tutto ed io sono niente, l'" Annichilò se stesso " di S. Paolo. Solo allora potrà dirti con più sincerità: Gesù, Ti Amo!
Maria! Ecco la prima fedelissima copia di Gesù Fa, o Mamma, ch'io sia modellata da Te e riesca per opera Tua la piccola, seconda copia di Gesù. Questo l'ideale. Per questo vivrà, lotterà, morrà. Per Te, Mamma, con Te, in Te.
Scritto, sotto l'ispirazione Materna di Maria, dalla più vile e spregevole delle Sue Schiave d'Amore.
Bra, Sabato, 11 Agosto 1961, ore 11
Ieri, Venerdì, è stata davvero una giornata di intenso calvario, e stamane mi trovo come chi, a distanza di ore, senta l'indolenzimento di tutte le membra in seguito a innumerevoli battiture... Lo sguardo indagatore dell'anima vaga qua e là senza riuscire tuttavia, per quanto affinato dall'isolamento pauroso di cui è circondato, a trovare persona o cosa ove posarsi...
Tutto è vuoto, scuro, muto, senza significato... La natura stessa, col suo tripudio di luci e di colori, non ha più per me il suo solito linguaggio... E pensare che una volta tutto m'inteneriva in essa.
Il piegarsi d'un filo d'erba al passare della brezza mi dava l'immagine della docilità dell'anima al soffio della grazia; una goccia di rugiada posata sulla corolla di un umile fiore di campo appena dischiusa e resa splendente per il primo bacio del sole del mattino mi richiamava alla bellezza interiore di una creatura posseduta dal Suo Creatore; il volo d'un uccello era una lezione sulla brevità della vita; un insetto disorientato mi predicava il pericolo della infedeltà nelle piccole cose; la lacrima emessa da un fiore appena reciso, m'invitava a detestare i miei peccati, causa della morte di Gesù... ecc.
Tutto ciò m'inteneriva fino a farmi, a volte, singhiozzare, e con essi discorrevo per innalzare a LUI il grazie della riconoscenza e dell'amore...
Ora, non appena sull'orizzonte del mio cielo si profila una schiarita, ecco che nuove e più dense nubi ricompaiono in esso... Vinta da una indicibile stanchezza, ho quasi desiderato che un bagno di lacrime desse refrigerio a tanta interiore secchezza ed esteriore isolamento, ma le sorgenti di esse sono pure insecchite...
Ho visto tuttavia in questo DONO del S. Padre (la benedizione apostolica), una risposta personale dell'amore di Dio Padre ai gemiti della più debole e meschina tra le Sue creature che pure ha la pretesa di essere qualcuno per Lui e del quale abbia voluto occuparsi...
Ho visto ancora in questo DONO il sorriso della Mamma, china a Sua volta sopra questo vermiciattolo schiacciato dalla incuria dei passanti... quasi cercando di ovattarne col tocco delle mani il maciullamento...
M'i è sembrato di sentirLa sussurrare: Perdonami, è opera mia e di mio Figlio... ma è opera di amore, di grande, infinito amore per renderti in qualche modo simile a noi che così e peggio ci ha resi pure l'amore che doveva aprire alle anime e a te l'asilo dolcissimo del nostro Cuore... Allora il gemito ha voluto diventare VOCE potente nel deserto di questo mondo per gridare, senza posa e per ogni dove, l'amore di Dio per noi, amore che non è amato!
Natale 1961
Molto Reverendo Padre,
il Suo gesto, regale e fraterno insieme, mi ha profondamente commosso. Che potrà fare io povero, piccolo coso, dinanzi a questa offerta di così infinito valore? Confondermi anzitutto e poi lasciarmi investire da questa piena di grazia che, la provvida carità del Padre che sta nei cieli, proprio in momenti di particolare, indefinibile secchezza interiore, ha voluto mandarmi a mezzo del Suo Angelo, misericordia visibile, in tanta invisibile miseria.
Attingerà per me e per il mondo, per tutti e per ciascuno.
Per Lei, Padre, pregherà Maria, fatta onnipotenza supplichevole, perché voglia concederLe dal Frutto benedetto del Suo seno che, tutta silente e raccolta nel cielo della Sua anima adora ed ama, la grazia della sacerdotale santità secondo la misura stabilita dalla prescienza divina.
Le date, scelte con fine, squisita sensibilità, fanno del Suo dono un Capitale messo a frutto e dal quale attingere in giorni ed ore in cui l'amore divino, a Suo talento, sbricciola per i figliolini il pane di questo povero essere, offerto a Lui in perenne e, starei per dire, quasi inesauribile olocausto, poiché, da anni agonizza senza poter morire.
Il dolore, privilegio concessomi senza alcun merito da parte mia, dal Cuore del mio Ro Crocifisso, tolti i primi due anni dell'inconscio infantile, ha sempre martellato la mia vita, senza che mai, sull'orizzonte di essa, ci sia stata una benché minima, fugace, schiarita, fatta eccezione per la gioia, tanto più pura quanto meno gustata, che il dolore stesso produce.
È stato il grande Dono del Padre alla mia incredibile ed incomprensibile piccolezza, piccolezza che sà di abisso... Questo pensiero mi rende in pieno il senso della stragrande responsabilità, sentita a volte fino allo sgomento, per tutto quel bene che da esso dovrebbe scaturire come da naturale sorgente, quale elemento redentivo per i fratelli...
Scusi di quanto fin qui, Padre. Non per sfogo, ma perché, negli istanti che il Sacramento fa di Lei un Alter Christus, deponga sulla patena e sul Calice l'enorme cumulo di zavorra che è in me, che, servendo di combustibile alle fiamme della divina carità e portate le ceneri di essa dal valore del Sacrificio eucaristico nelle più disparate parti dell'universo, possa suscitare dei cuori che amino l'Amore.
Grazie ancora, Padre, e buon Natale!
Pertanto invocando la Sua Sacerdotale benedizione, nell'Amore del Dio Bambino, mi creda di Lei dev.ma obbl.ma
S.L.
piccola passiflora di Maria
Bra, 11 febbraio 1963
Una di queste mattine, mi pare il giorno cinque c. m., per non essermi sentita di assistere alla S. Messa e volendo di conseguenza fare più tardi la S. Comunione, è successo che, proprio mentre vengo chiamata dal Sacerdote, sono arrivati dei feriti per cui lastre su lastre e tutto un corri, corri... tanto che per un attimo fui colta dal timore di non potermeLo rubare... Comunque, come Lui e la Mamma vollero riuscii ad arrivare in Cappella...
Appena potei stringerLo tra le braccia del cuore e mentre Gli chiedevo scusa della preparazione un po' da... piazza, gli occhi dell'anima videro d'un tratto, come nello svolgersi di una pellicola cinematografica, una graziosa scenetta. Un bimbo, sui quattro o cinque anni, tutto rosso in viso e con la fronte imperlata da grosse gocce di sudore, lascia improvvisamente il crocchio dei suoi compagni di gioco e corre a buttarsi tra le braccia del padre che a breve distanza se ne stava rimirando compiaciuto il figlioletto.
Questi, nell'atto stesso dell'abbraccio, depone sul volto paterno un caldo bacio, gli dice che gli vuol bene, e che è per lui che si diverte. Indi, con la stessa infantile spontaneità ed agilità di movimenti, se ne ritorna al gioco... Dopo di che la lezione. Mi disse: Così è di te. Le tue occupazioni non sono che piccoli trastulli da bimbo davanti ai miei occhi. Però è per ME che t'intrattieni in essi; e nonostante le esigenze, a volte dure del dovere che la mia volontà ti ha significato con la voce dell'obbedienza, tu non perdi di vista il tuo Padre, il tuo Signore e Sposo della tua anima e cerchi solo di compiacere Lui.
Corri da Lui tra un trastullo e l'altro a dirGli che Gli vuoi bene e che è per Lui, per amore a Lui che accetti, soffri ed offri tutto quello che il calice di ogni istante ti presenta e che trangugi, non senza gioia, per amore a Lui.
Pallanza, 26 novembre 1966, ore 16,30
È l'ora dell'entrata nel grande silenzio... Desidero ardentemente rimanere sola col Solo... La Madonna, alla cui Materna bontà mi affido, voglia farmi stare in esso, nel silenzio, ma soprattutto nel Sacrario della Trinità Santissima prostrata in adorazione...
E non solo per me, ma per tutte le anime che amo in Lui, in Loro...
Pregherà tanto perché anche Lei sia largamente, divinamente compensato di tanta carità a mio riguardo...
Con l'affetto e la stima che Gesù e Maria mi ispirano
Adveniat...
Torino, 15 Luglio 1970
Vivo alla giornata; non mi pongo problemi per il domani anche se la visuale dell'orizzonte è zero. Lascio che Lui, Loro, Gesù e Maria vedano per me. Sono i Soli a non avere disturbi visivi... Così permettendo il Signore perché avvenga una più efficace purificazione in virtù dei Suoi meriti. Mi pare che, per quanto la dose venga rincarata, per riguardo alla povera natura brontolona, mi pare, dico, di essere ancora trattata con i guanti; guai se venissi trattata come merito... Perciò tutto è provvidenza e misericordia divina.
Torino, Natale 1969 Anno Nuovo 1970
Vivo ancorata in un silenzio che non ha nome... Esso è indefinibile quanto è indefinibile la pace che produce. Quella che sto vivendo è una esperienza meravigliosa... Sento che Lui e Mamma mi stanno prendendo per mano passo passo come un piccolo bimbo... e questo solo, povero, malato, spaesato...