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La Comunità del Piemonte ha perso, nella nostra cara SUOR LUIGIA GHIRINGHELLO, seconda Madre delle Novizie, un soggetto prezioso, il cui merito era apprezzato nel suo giusto valore.
    Tutte le Suore che l'hanno conosciuta, rimpiangono tanto più questa cara defunta, in quanto la Comunità del Piemonte, ancora nella culla, avrebbe maggiormente bisogno dei suoi esempi edificanti. Ma lasciamo parlare la Compagna che ne ha trasmesso alla Casa Madre una notizia ben interessante. Eccola:

"Mia Onoratissima Madre,
la perdita che abbiamo fatta nella persona della nostra cara suor Ghiringhello, ci sarebbe meno dolorosa se volesse degnarsi di accordare un po' di posto, nella sua Circolare, alle notizie sulla sua vita e sulle sue virtù che ho il piacere di trasmetterle. Tante giovani Suore che Essa ha cresciute nel Seminario, vi troveranno un motivo supplementare per ricordare le sue istruzioni ed i suoi esempi e ricavarne nuovi frutti! E' tanto più giusto far conoscere la vita edificante di questa cara Suora in quanto, fin dalla sua infanzia, essa si preoccupò di coprire le sue virtù con il velo dell'umiltà.

Nata a Torino da genitori molto religiosi, essa corrispose perfettamente ai santi insegnamenti ricevuti. La si vide, fin dalla sua infanzia, fuggire i divertimenti della sua età e crescere di giorno in giorno in saggezza ed in grazia.
    A 14 anni, la perdita dei suoi santi genitori, accrebbe in lei il bisogno di essere tutta di Dio per sottrarsi al pericolo al quale la esponeva la libertà di cui veniva a godere e non si servì di questa libertà che per diventare più solidamente virtuosa. A 16 anni si impegnò, con raddoppiato fervore, a conoscere i disegni di Dio su di lei e a 17 anni entrò, con la sorella maggiore, a Montanaro, non lontano da Torino, l'unica casa che la nostra Comunità possedeva allora in Piemonte.
    Vi si esercitò con impegno nella pratica delle virtù di umiltà ed obbedienza e fu subito considerata un modello per le altre.
    La sua umiltà la portava a nascondere i suoi talenti, tanto che per due anni sia la Superiora che le Compagne non la credettero atta che agli impieghi più grossolani, ai quali andavano tutte le sue preferenze. Impiegata poi nella scuola, vi si applicò con grande zelo, impegnandosi particolarmente all'istruzione cristiana delle sue alunne. Uscendo da scuola, si chiudeva ogni giorno nell'ufficio della Superiora, alla quale fungeva da segretaria, come a tutte le Compagne che sollecitavano la sua carità. Si mostrava sempre sollecita a rendere servizio, senza mai cercare distrazioni o riposo, benché la grande delicatezza del suo temperamento e l'assiduo lavoro lo rendessero necessario.

Durante la rivoluzione, le nostre care Suore piemontesi ebbero la fortuna di conservare la loro Casa, ma persero la loro guida spirituale; per questo la Comunità, iniziata nel 1778 e unita alla Comunità francese nel 1788, non ebbe grande sviluppo. Quando i Missionari ripresero le loro funzioni nel 1821, le Suore si rimisero sotto la loro condotta. Si concepì allora il progetto di chiamare in Piemonte delle Suore francesi per formare la Comunità agli usi praticati in Francia, ma tale progetto non potè essere subito realizzato. Si iniziò allora un Seminario in una Casa aperta da poco a Rivarolo e Suor Ghiringhello - pur essendo una delle Suore più giovani - vi fu trasferita dalla Casa di Montanaro e nominata Superiora della Casa e "Madre" del Seminario. La conoscenza che il nostro rispettabile Direttore, il P. Durando, aveva della sua prudenza, del suo buono spirito e delle sue virtù, lo determinò a tale scelta. Quanto non ebbe a soffrire in questa posizione!
    Sprovvista di mezzi umani, penetrata dal sentimento della sua insufficienza, costretta a sormontare difficoltà di ogni genere, non trovando collaborazione nelle sue compagne che non condividevano le sue vedute; in una povertà estrema sopportata con gioia... È a questa scuola, attraverso una continua unione con Dio, preghiere ferventi, un abbandono totale di se stessa e una intera confidenza nella Divina Provvidenza, che Suor Ghiringhello si elevò ad un sublime grado di virtù e si rese degna di formare le nostre giovani Suore del Seminario, per le quali la sua vita intera era una continuo istruzione. Esse erano colpite soprattutto dalla sua uguaglianza di carattere, dalla sua dolcezza estrema che sapeva tutto conciliare, tutto pacificare, tutto soffrire. Essa si manteneva sempre in pace con quelli che contrariavano i suoi santi disegni. Mai una parola di lamento sfuggì dalla sua bocca; essa scusava tutto e tutto sopportava con uno serenità inalterabile.

Durante questi inizi così penosi essa formò una ventina di giovani Suore che edificarono la Comunità con la loro umiltà, la loro semplicità e la loro obbedienza. Esse si ricordano ancora, con commozione e riconoscenza tutti gli sforzi e tutto il sopporto che la carità suggerì a Ma Soeur Ghiringhello per sostenere questa piccola fondazione. Non trovando aiuto e incoraggiamento che nella paterna bontà dei Missionari, essa era sempre pronta a secondare le loro intenzioni e non aveva altro desiderio che di essere un docile strumento nelle mani dei suoi Superiori. Il P. Durando, nostro rispettabile Direttore, nel quale essa aveva riposto tutta la sua fiducia, la trovò sempre disposta ai più grandi sacrifici ed a praticare, nei suoi confronti, un'obbedienza senza riserve.
    Tanta virtù non fu senza ricompensa: Dio benedì i suoi sforzi e diede realizzazione ai desideri del suo cuore. Fin dalla sua entrata in Comunità, Suor Ghiringhello aveva condiviso il desiderio del Venerato Superiore della Missione, il Sig. Giordana, di avere delle Suore francesi. Questo aiuto, lungamente sollecitato, fu infine ottenuto nel 1833 dal P. Durando, successore del Signor Giordana.
    Stabilita la Casa Centrale a Torino, Suor Ghiringhello vi giunse sollecitamente per attendervi le sue nuove Compagne, conducendo con se sei Suore dei Seminario ed alcune Suore "dell'abito".
    All'arrivo delle Suore francesi essa depose nelle loro mani tutta la sua autorità, non volendo essere considerata che come l'ultima delle novizie. Piena di gioia per essere stata alleggerita da un fardello che, diceva, non aveva mai saputo portare, essa lasciava le Suore francesi dirigere la Comunità e regolare ogni cosa, senza mai lasciar trasparire il minimo segno di disapprovazione. Essa non sapeva che obbedire ed esortare le giovani Suore a sottomettersi in tutto alle Suore francesi. Le orientava verso di loro, le incoraggiava alla fiducia e sembrava non riservarsi altro diritto che quello di dare in tutto l'esempio della più intera obbedienza. Da Parigi era stata inviata come Madre del Seminario una suora più giovane di vocazione di Suor Ghiringhello e che non aveva alcuna conoscenza della direzione di un Seminario; inoltre, non conoscendo la lingua del paese, era assolutamente incapace, per il momento, di dirigerlo. Sembrerebbe naturale che Suor Ghiringhello facesse valere la sua esperienza, conservasse la sua autorità e se ne servisse nei suoi rapporti con le giovani Suore: al contrario essa si affidò alle mani della sua nuova compagna con intera docilità Non confidando nelle sua capacità, essa cercava in tutto il parere dell'altra, nulla intraprendendo senza il suo permesso e questo con tanta semplicità e rettitudine da confondere la sua stessa compagna. Essa rinunciò a tutte le sue abitudini, a tutti i suoi gusti, s'adattò a tutti i caratteri, non cercando che di conformarsi al nuovo genere di vita stabilito nella Comunità, sia per il nutrimento, sia per il vestire, sia per la maniera di guidare il Seminario e di fare le istruzioni. In tutto si adoperava ad incoraggiare le altre, ad aiutarle a superare le loro ripugnanze, guidandole verso il più profondo rispetto come all'obbedienza più soprannaturale. Timida per carattere, ma coraggiosa per virtù, Suor Ghiringhello soffriva più delle altre, convinta come era della sua incapacità. Fu tuttavia obbligata , più di una volta, di lasciare il suo ufficio di seconda Madre del Seminario, per essere incaricata provvisoriamente della condotta di una o di un'altra casa, nella quale il bisogno pressante, la rendeva necessaria. Essa si prestava a queste obbedienze, senza mostrare ripugnanza, e ritornava poi volentieri alla Comunità, lasciando ovunque i rimpianti suscitati dalla sua virtù.

Sola piemontese in carica nella Casa Provinciale, fu nominata fin dal principio membro del Consiglio della Comunità. Conoscendo perfettamente le Case ed i soggetti, poteva facilmente far prevalere il suo parere, ma temendo sempre di mettersi avanti, essa non faceva conoscere il suo pensiero che quando era interrogata e l'esprimeva con tutta la discrezione suggerita dalla diffidenza di se stessa. Per tutto il tempo che avemmo la felicità di possederla, essa fu un legame prezioso tra le Suore piemontesi e quello francesi; da sempre essa aveva guadagnato il cuore delle prime e seppe, fin dal primo istante, conciliarsi l'affetto delle seconde; attenta a coprire i difetti del prossimo, essa interpretava tutto in bene, non solo, ma, scusando uno sbaglio, sapeva ancora far emergere le virtù della persona attaccata.
    Non si sentiva mai parlare male di qualcuno, anzi, la delicatezza della sua coscienza, giungeva quasi allo scrupolo su questo punto. Inutile parlare della fedeltà ai Santi Voti o alle Sante Regole: essa ne faceva il suo primo dovere e le sue pene più grandi furono sempre occasionate dalla delicatezza della sua coscienza che le rimproverava vivamente anche le colpe più leggere.
    La salute già così delicata di Suor Ghiringhello si alterava di giorno in giorno. Verso la fine dell'anno 1838 e all'inizio del 1839, essa raddoppiò di zelo in Seminario, lasciando credere che la sua salute fosse migliorata. Si ignorava ancora la malattia che doveva condurla alla tomba. Per coronare i tanti doni che aveva accordati alla sua serva fedele, il Buon Dio le aveva preparato lunghe e crudeli sofferenze. Dalla fine del mese di febbraio 1839 fino al 25 giugno 1840, la sua vita fu un martirio continuo che nessun rimedio poteva addolcire. La sua unica consolazione era in Dio, al quale si offriva come vittima, ringraziandolo di aver esaudito le sue preghiere col toglierla dal Seminario nel quale, diceva, non faceva che guastare tutto. Essa, che aveva sempre desiderato di riunirsi al suo Celeste Sposo, ora, non scorgendo che peccati in tutta la sua vita, temeva i rigori del Suo Giudizio. Così Dio, che già aveva provato la sua serva con grandi pene interiori, continuava a purificarla, permettendo il tormento di un timore eccessivo di soccombere alla tentazione di impazienza e di scoraggiamento. Ma la sua fiducia nel P. Durando, nostro Direttore, era un rifugio sicuro nelle sue inquietudini: essa lo considerava come l'Angelo del Signore e una parola di Lui bastava a calmarla. La Croce del Salvatore era sempre sul suo letto di dolore; lo baciava continuamente offrendo a Dio le sue sofferenze in unione a quelle di Gesù, e non potendo più fare lunghe preghiere, ripeteva ad ogni istante delle orazioni giaculatorie che partivano da un cuore pieno d'amore. Nostra Signora dei sette dolori, San Giuseppe, San Vincenzo erano oggetto di una particolare devozione: ne guardava le immagini, li invocava, si univa ad essi con desiderio di imitarli e di ottenere, per loro intercessione, la grazia di una buona morte.
    Domandò e ricevette sovente il Santo Viatico, due volte l'Estrema Unzione.
    Nella notte dal 24 al 25 giugno si sentì molto male; un Missionario venne a visitarla: al mattino non sembrava che la morte dovesse essere imminente, tuttavia volle confessarsi, fece chiamare il P. Direttore, pregò insistentemente le Sorelle di non abbandonarla, e subito cadde in una dolce e serena agonia: poco dopo, verso le 11, rese il suo ultimo sospiro.
    Tutte le Suore della Casa Provinciale e delle altre Case testimoniarono il loro rimpianto: tutte sono persuase che le sue preghiere, le sue sofferenze e le sue virtù, sono una delle cause principali per le quali Dio ha accordato alla Comunità del Piemonte così abbondanti benedizioni. Noi vogliamo credere che, dal cielo, ella la protegge ancora e si rallegra della sua espansione.
    Si potrebbe dire che il carattere distintivo della virtù di Suor Ghiringhello sia stato quello di essere crocifissa e nascosta sotto il velo della semplicità. Tutta la sua vita fu una continua sofferenza interiore ed esteriore: sempre sottomessa e rassegnata, essa portò la sua croce con amore e vi rese i suoi ultimi sospiri.".

Suor Maria Domenica Francesca GHIRINGHELLO, Torino, 25.6.1840
"LETTERE, CIRCOLARI e NOTIZIE " dal 1661 al 1845.


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