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"Dio è presente in ogni creatura,
tanto più nei piccoli e nei sofferenti.
Facciamo tutto per Lui, per amore,
sull'esempio dei nostri Fondatori."

"Ogni punto della terra è equidistante dal Cielo. Gesù è sempre con noi."

"La preghiera dà le ali alla sofferenza."




Anna Crescenti nasce a Ospitaletto, presso Brescia, il 16 giugno1903, nella famiglia di Luigi Crescenti, negoziante, e di Marietta Torri, casalinga, cristiani autentici. Per la coppia è la terza figlia.
    Il Signore ha un progetto preciso per lei e per le sue due sorelle. Una dopo l'altra, rispondono alla Sua chiamata e partono. La prima entra tra le Suore Canossiane; l'altra, nel 1921, tra le Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli e Anna, la più giovane, rimarrà impressionata soprattutto da questa ultima scelta: Gesù vivo nei Poveri, da servire e amare.

Piccola di statura, ma grande di anima, frequenta le scuole tecniche. A 24 anni, Gesù la attrae, invincibilmente, e l'attende nei Poveri.

Nel 1927, fa domanda alla Visitatrice delle Figlie della Carità ed entra nella loro Compagnia.
    Viene mandata per il Postulato all'Asilo San Giuseppe di Montemagno d'Asti, dove la sorella Maddalena, suora ormai da sei anni, insegna musica e francese alle ragazze che frequentano la casa.

Il 19 luglio 1927 - nel calendario liturgico del tempo è la festa di San Vincenzo de' Paoli - Anna Crescenti entra in "Seminario" a San Salvario di Torino. La Direttrice, suor Zari, comprende subito che la giovane è buona, cordiale, aperta, capace e servizievole, ama molto la preghiera.

Anna termina l'anno di Seminario alla Casa Madre di Parigi, a rue du Bac, dove quasi cent'anni prima, nel 1830, Maria Immacolata era apparsa ad una umile seminarista, Caterina Labourè. Qui veste l'abito delle Figlie della Carità.

La prima destinazione di suor Anna è l'Istituto San Vincenzo di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria.

Il 19 luglio 1932 corrisponde all'Amore di Dio con i suoi Primi Voti. Negli anni precedenti è stata incaricata dell'istruzione e della formazione delle ragazze che frequentano l'Istituto e lo fa con intelligenza e amore: sa essere esigente, ma sempre con la forza della carità che convince e muove verso grandi ideali.

Nel 1941 è nominata suor Servente della Casa. Le suore già la amavano e la stimavano, ma ora sperimentano le sue premure di madre. Si interessa alle necessità delle sorelle, in primo luogo di quelle che incontrano difficoltà, sofferenze, incomprensioni. Va ad attingere luce e forza al Tabernacolo e diffonde attorno a sè un clima di semplicità, di cordiale intesa, di sostegno reciproco. La sua parola - vissuta e testimoniata con le opere - tocca il cuore di tutte.

L'Istituto è cresciuto e si sono moltiplicate le iniziative per le ragazze che lo frequentano, per le orfane numerosissime in quegli anni, e per i poveri privi di ogni assistenza. Per tutti suor Anna, piccola di statura, appare sempre più grande nell'amore. Così la ricorda una suora vissuta con lei:
"Suor Crescenti era legata a all'opera, alle bambine che, più erano piccole e bisognose, più erano amate da lei. Le parole che diceva erano corrispondenti al suo tenore di vita. Non cercava mai il suo interesse ed era per le suore di grande aiuto a vivere nello stesso spirito di fede, speranza e povertà. L'Istituto accoglieva adolescenti che frequentavano le scuole medie esterne e piccine che rimanevano in casa per la scuola materna ed elementare. Suor Anna non dimostrava alcuna differenza nel trattamento, se non una materna preferenza in modo speciale per le piccole che avevano di meno dalla famiglia. Preparava bene le feste più sentite, come il Natale, soprattutto per chi non aveva vicino a sè nessuno dei parenti e non poteva rientrare in famiglia".

Per le bambine organizza i soggiorni estivi a Terruggia (Alessandria) sulle colline del Monferrato dove esse in aperta campagna possono giocare e muoversi, serene e gioiose. La stessa cosa, qualche tempo dopo, l'organizza a Verrayes, in Valle d'Aosta. Quando scopre che il parroco del luogo può mettere a disposizione la casa parrocchiale per una colonia di bimbe, suor Anna non si lascia sfuggire l'occasione. Non risparmia passi, sacrifici, preghiere: si costruirà il "Soggiorno Marillac".

Provvede alla istruzione e all'educazione cristiana della gioventù. Attraverso lo stare insieme, il gioco, il divertimento o le prime esperienze di lavoro, ella testimonia Gesù: il dono più grande che si possa fare.
    Il discorso iniziato non si chiude quando le ragazze escono dall'Istituto: le ex allieve tornano gioiose per i loro raduni e per dirle la loro riconoscenza:
"Non dimentichiamo quanto ci ha insegnato. Viviamo della fede e della carità che ci ha offerto".

Un'altra suora la ricorda così:
"Ringrazio il Signore per avermi dato per guida una tale Figlia della Carità che viveva di due grandi amori: Dio e il prossimo. Aveva il "culto del povero". Non solo sapeva che in ogni povero c'è Gesù, ma davvero vedeva Gesù in ogni povero. Le bambine, che avevamo in casa, spesso provenivano da famiglie dissestate per cui erano di carattere difficile. Queste erano le sue privilegiate: suor Anna raccomandava alle suore di tenerle sempre vicine perché si sentissero ben volute.".

Attraverso l'amore, ella ricostruiva personalità fragili e instabili, e annunciava Gesù come amico, fratello, salvatore di povere vite destinate ad infrangersi senza di Lui.
    Tutto in suor Anna nasceva dalla dedizione a Cristo, dal colloquio con Lui, incessante e intenso così da farle esclamare con una sorella che stava lasciando la casa per un'altra:
"Ogni punto della terra è equidistante dal Cielo. Gesù è sempre con noi"..

Nel 1956, i Superiori nominano suor Crescenti membro del Consiglio Provinciale di Torino, come Assistente provinciale. Lascia Casale e va a risiedere in Via Nizza a Torino.
    Tutte le Opere della Provincia diventano l'orizzonte della sua azione. Va in tutte le case, si pone in contatto con le suore, con il loro lavoro, senza risparmiarsi. Tutte sanno di poter contare su una sorella vera, su una madre che ascolta, comprende, incoraggia, aiuta a vivere la consacrazione religiosa fino alla vetta.
    Nel medesimo tempo, vuole essere, di persona, a contatto con i poveri che ama, per i quali sta facendo della sua esistenza un pieno, totale servizio, senza sconti. Superiora, guida, sa che il suo onore, il privilegio più ambito per una Figlia della Carità è quello di essere "serva".

A San Salvario arrivano numerosi poveri. Questi sono i suoi prediletti. Vuole collaborare con le sorelle incaricate di assisterli, portando il suo aiuto, intelligente e attivissimo presso il Centro e a domicilio.
    Sono gli anni dell'espansione industriale a Torino, come nelle grandi città del Nord Italia. Molti giovani in cerca di lavoro salgono dal meridione a Torino, in cerca di una vita diversa, sognando di trovare un pezzo di paradiso sulla terra. Sono numerosi, sempre più numerosi, hanno dentro grandi speranze, ma spesso sono sprovvisti di tutto, senza denaro, senza lavoro nè casa nè cibo, esposti a diversi pericoli, lontani dalle loro famiglie e dalla loro cultura.

Suor Anna comprende i problemi nuovi. Per gli immigrati rivela il suo essere madre: interviene nelle prime necessità del momento, provvede al cibo giornaliero che gli operai senza un punto di riferimento, o chiunque abbia bisogno, possono prelevare al Centro, ogni mattina, prima del lavoro. Coinvolge chi dispone di mezzi, ricorda a tutti che il primo comandamento è l'amore a Dio e che il secondo è subito l'amore al prossimo.

Giunge a compiere un "miracolo": a chi non ha ancora nulla, riesce ad anticipare un piccolo stipendio settimanale, dato con fine delicatezza... Si muove per cercare lavoro, per dare un tetto a chi non l'ha, per provvedere il vestito, le medicine, per dare l'appoggio di cui chi è solo e sradicato dalla sua terra, ha indispensabile bisogno. Apre nuove strade a chi le vede tutte chiuse.
    Poco per volta, questa gente trova sistemazione, si inserisce nel nuovo ambiente di vita e di lavoro. Ed allora diversi giovani che ella ha aiutato, tornano a San Salvario a"restituire" in qualche modo quanto hanno ricevuto, portando offerte per i poveri, mettendo a disposizione la loro esperienza per chi deve cominciare tutto da capo.
    Uno di quei giovani ricorda così suor Anna:
"Il bene ricevuto da lei nelle ore tristi di Torino, quando ero solo, è indescrivibile. Mi consigliava di pregare tantissimo, perché - diceva "...la preghiera dà le ali alla sofferenza". Scappavo da lei ogni pomeriggio ed ella, sempre pronta, ospitale e maternamente sorridente, mi dava conforto e coraggio. Alla vigilia di Natale 1966 ero solo a Torino. Ella mi invitò alla messa di Mezzanotte a San Salvario: mi sentii a casa. La sua vitaè stata una profusione continua di bene verso tutti, ma specialmente verso i poveri. Era un Vangelo vivo, un cuore plasmato secondo Dio, capace di prodigarsi per tutti".

A questi giovani, partiti dal Sud per costruirsi a Torino la loro esistenza, suor Anna non solo offre il suo interessamento continuo, ma insieme dona l'incoraggiamento nella fede, nella vita cristiana. Sa che essi possono essere facilmente preda di rapporti disumani, di ambienti negativi, dell'indifferenza, del comunismo che nelle fabbriche toglie Dio dai cuori. Ed ella con la sua calda testimonianza di carità, con la sua parola semplice e chiara ricorda che solo Cristo è la soluzione di tutti i problemi, che solo Lui è la roccia su cui costruire la vita.

Nel 1970 termina il suo incarico di Assistente Provinciale ed è nominata superiora del Centro Vincenziano di Via Saccarelli a Torino. Quanti poveri, quante dolenti umanità da assistere. Si dona con delicatezza di madre ai bimbi dell'Asilo Nido e la stessa delicatezza la offrirò alle persone senza fissa dimora.

Questa piccola suora, che con il passare degli anni si fa curva ed ancora più piccola, appare come un gigante dell'amore, un segno vero della presenza di Dio tra gli uomini, una prova visibile, palpabile che il Cattolicesimo è grande e vero.

Dopo nove anni di servizio, suor Anna si ritira presso la Casa di Menaggio sul lago di Como: vi trova accoglienza un piccolo gruppo di suore anziane a riposo. Ella si presta ancora con la sua solita generosità in piccoli servizi.
"È stata con me - dice una di loro - più che una sorella, un cireneo. Ogni volta che mi avvicinava e vedeva la mia sofferenza, aveva una parola di conforto e di incoraggiamento, accompagnata da una grande fede in Dio e nella Madonna".

E un'altra: ..Le confidavo qualche mia pena. Mi rispondeva: "Gesù, in questo momento uuole questo da lei: lo accetti volentieri, con serenità, per Lui".

All'inizio d'aprile 1986, colpita da ictus cerebrale, si spegne serena il giorno 3 all'ospedale di Gravedona (Como), a 82 anni, tutti consumati dall'amore.

"Che dire - si chiede una sorella che l'ha ben conosciuta - di questa fragile creatura? Era sempre alla presenza di Dio come la donna forte del Vangelo. Tutto quello che Dio voleva da lei, ella l'ha compiuto, perché è vissuta per Lui e con Lui corrispondendo alla sua grazia. Nelle sue compagne, nelle bellezze del creato, negli avvenimenti anche minimi, nella fede vissuta, scopriva quanto Dio è grande e buono. Amava la Madonna e ne imitava le virtù, affidandosi a Lei in qualsiasi bisogno. Sovente la vedevamo davanti al Tabernacolo ad intercedere per chi si era raccomandato alle sue preghiere. Aveva la parola facile, eppure discreta, sempre convincente. Sempre disponibile a scusare. Amava i poveri, pregava per loro, li aiutava in tutto ciò che era possibile. Il suo segreto? Era un'anima forte di intensa preghiera. Il suo dialogare con Gesù era vivo, viveva di Lui".


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