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La Sala Ricordi documenta e illustra la nascita e lo sviluppo della Provincia di Torino che, per prima in Italia, ha accolto la presenza delle Figlie della Carità, aggregate alla Casa Madre di Parigi nel 1788 e poi, dal 15 ottobre 1833, riunite in una Provincia autonoma.

All'entrata, accoglie i visitatori l'abito indossato dalle Figlie della Carità fino al 20 settembre 1964 e la tradizionale cornetta bianca che la simpatia popolare identificava con le suore stesse, chiamandole "cappellone".

Dopo un rapido itinerario attraverso i momenti più significativi vissuti dalla Compagnia in questi oltre 360 anni di vita e l'elenco dei Paesi nei quali le Suore sono presenti accanto ai più poveri, si sviluppa la storia delle Figlie della Carità in Italia, che raggiunge la piena identità con l'istituzione della Provincia di Torino, il 15 ottobre 1833.

Apparendo a Santa Caterina Labourè, nella cappella della Casa Madre di Parigi, il 19 luglio 1830, la Vergine Santa aveva promesso: "Riconoscerete gli effetti della mia visita". La storia della Provincia di Torino è, forse più di altre, una testimonianza luminosa della predilezione di Maria per la Piccola Compagnia. Nella sola città di Torino si aprirono, nel tempo, 55 Case.
Nel 1834 le Figlie della Carità giungono in Liguria; nel 1841 in Emilia Romagna; nel 1843 in Toscana; nel 1845 in Svizzera; nel 1856 in Sardegna; nel 1839 in Lombardia; nel 1867 in Veneto; nel 1907 in Friuli Venezia Giulia; nel 1929 a Parigi.

Nel 1857, le Figlie della Carità danno vita, con 109 case, alla Provincia di Toscana.

Nel 1956 la Provincia di Torino raggiunge la sua massima espansione con 3.000 suore al servizio dei Poveri, in circa 360 opere. In quell'anno, seguendo le direttive della Santa Sede per favorire una migliore gestione e rendere più facili i rapporti tra i Superiori e le Suore delle singole case, i Superiori Generali decidono di dividere la Provincia, cedendo 73 Case alla Provincia di Toscana e costituendo, con 79 case, la nuova Provincia di Sardegna. Restano alla Provincia di Torino 203 case con 2000 suore.

Particolarmente interessante, nella Sala Ricordi, un grande pannello sul quale sono ricordate, in ordine cronologico, le oltre 630 case aperte nell'arco di 203 anni, contraddistinte da un colore diverso a seconda dei servizi prestati. A prima vista si colgono le scelte di carità sempre nuove, operate successivamente nel tempo, per rispondere ai bisogni dei Poveri via via emergenti.


Continuando il percorso si incontra una Seminarista, vestita con l'abito in uso fino a pochi decenni fa: l'abito e la cuffia che indossava Santa Caterina durante le apparizioni della Madonna.

Un pannello ricorda ai visitatori i doni che l'Amore Misericordioso di Dio ha voluto fare ai Poveri, attraverso una Figlia della Carità:

- La medaglia Miracolosa;

- Lo scapolare della Passione;

- Lo scapolare del Cuore Immacolato di Maria;



- La giaculatoria: Provvidenza divina del cuor di Gesù, provvedeteci! insegnata dal Sacro Cuore a Suor Gabriella Borgarino morta a Luserna il 10 gennaio 1949, di cui è stata introdotta la causa di beatificazione.

Una collocazione importante nella Sala ha la menzione dei "Laici Vincenziani":

- La A.I.C. ("Associazione Internazionale della Carità", già Dame di San Vincenzo, la più antica Associazione laica della storia del Volontariato, che rivela uno dei tratti di genio di Vincenzo de' Paoli: l'organizzazione non solo della carità ma della "collaborazione".

- La Società di San Vincenzo de' Paoli, fondata a Parigi nel 1833 dal Beato Federico Ozanam, guidato e sorretto da una Figlia della Carità, la Serva di Dio suor Rosalia Rendu.

- Le Figlie di Maria, nate dal desiderio esplicito della Santa Vergine nell'Apparizione del 1830 a Santa Caterina Labourè.

- Le Missionarie Vincenziane che affiancano i Figli di San Vincenzo nel loro servizio specifico: le Missioni al popolo.

Degna ancora di attenzione, una ricca raccolta di reliquie di Santi Vincenziani e non, tra le quali merita particolare devozione una valvola del cuore di San Vincenzo, portato a Torino da quattro Suore di Hennebont, nel 1792, nascosto in un voluminoso Messale, per sottrarlo al vandalismo della Rivoluzione Francese; il cuore è ora venerato nella Cappella della Casa Madre.

Completa la Sala Ricordi un'esposizione di paramenti sacri e di preziosi oggetti di culto, una consistente collezione di Medaglie Miracolose e di Immagini e una raccolta di oggetti in uso fino a pochi decenni fa, nelle Comunità, nelle Scuole, nei laboratori, nelle farmacie (oggetti in via di estinzione, ma che molte Sorelle hanno ancora conosciuto e usato).

Infine, un ultimo grande pannello, dedicato alla "Missione ad Gentes", ricorda i paesi in cui operano le Figlie della Carità della Provincia di Torino, Albania, Madagascar, Mozambico, Libano, Israele, Tunisia, Turchia, Egitto, Cile, Parigi, sostenute ancora oggi dalle parole con cui San Vincenzo inviava Santa Luisa in visita agli infermi, il 6 maggio 1629:

"Andate dunque, sorelle, andate in nome di Nostro Signore.
Prego la Sua Divina Bontà che vi accompagni, che vi sia di consolazione lungo il cammino,
di ombra contro l'ardore del sole. di riparo nella pioggia e nel freddo,
di morbido letto quando voi siete stanche, di forza nel vostro lavoro,
e che infine vi riconduca in perfetta salute e piene di opere buone".


Busto dedicato a
Sr. Emma Selva
(sr. Santina)
morta l’8 dicembre 1942,
l’indomani dei
bombardamenti sull’Ospedale Molinette,
a 31 anni di età
e 6 di vocazione.


Calice ottenuto dalla fusione degli oggetti preziosi affidati al Cappellano e alle FdC delle carceri di Torino, durante l’ultimo conflitto mondiale, dai prigionieri condannati alla deportazione in Germania e che non hanno più fatto ritorno.


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