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La Chiesa di San Salvario
Le origini della chiesa sono molto antiche.
Il nome comune "San Salvario" comparve per la prima volta
nel 1526, alternandosi a San Salvatore ancora per lungo tempo.
L'attuale chiesa di san Salvario fu fatta costruire da Cristina
di Francia, Reggente del ducato di Savoia, in nome del figlio
Carlo Emanuele II: "Al Salvatore Dio e Uomo che più
non morrà, Cristina Francesca Dichessa di Savoia e reggente
per la felicità del Regno, l'incolumità del figlio,
la costruzione di questa chiesa dedicò l'anno 1646.".
Il progetto fu affidato a Carlo ed Amedeo di Castellamonte. L'edificazione,
iniziata nel 1645, si concluse nel 1648 e il 12 aprile, giorno
di Pasqua, vi fu celebrata la Santa Messa.
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Intorno al 1650. |
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Una incisione di Giovenale Boetto del 1656 circa.
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La chiesa era frequentata dai Reali durante la loro permanenza
nella residenza estiva del Valentino.
Nel 1653, la chiesa fu affidata ai Servi di Maria, che poi si
trasferirono nella chiesa parrocchiale di San Carlo.
Nel 1837, tutto il Convento di San Salvario fu donato alle Figlie
della Carità dal re Carlo Alberto che già apprezzava
la loro opera e conosceva il loro bisogno di uno stabile più
ampio rispetto alla prima Casa Provinciale, Casa Vinai. Il 27
settembre, festa di san Vincenzo dé Paoli, fu lo stesso
Re a consegnare loro le chiavi.
Nel 1865, all'apertura della chiesa dei SS.Pietro e Paolo in
via Saluzzo, la chiesa di San Salvario non svolse più funzioni
di parrocchia, ma rimase aperta al culto.
In epoca moderna, la chiesa subì un lento e progressivo
degrado e venne chiusa al pubblico a partire dal 1960, anche se
il suo utilizzo proseguì fino al 1987 per la celebrazione
di cerimonie religiose legate all'attiguo convalescenziario per
anziani.
L’inaccessibilità,
oltre a favorire ed accelerare il deterioramento delle murature
e degli apparati decorativi, rese la chiesa sconosciuta
alla maggioranza dei torinesi, in particolar modo a coloro
che non l’avevano visitata prima degli anni ’60.
La ferma volontà, da parte della Compagnia delle
Figlie della Carità, di recuperare la chiesa riportandola
all’antico splendore, diede vita nel corso degli anni
Novanta al progetto di restauro vero e proprio.
Nel mese di novembre 1997, conclusi gli studi e i rilevamenti
del caso, si è aperto il cantiere di restauro sotto
il controllo delle Sovrintendenze competenti (Beni Ambientali-Architettonici
e Beni Storico-Artistici).
Ai lavori di restauro strutturale sono seguiti quelli di
restauro del coro ligneo e, quindi, quelli di restauro dell’apparato
decorativo. |
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Oggi la Chiesa si presenta in tutto il suo splendore come si
può evincere dalle riproduzioni fotografiche di seguito
riportate.
La Chiesa di San Salvario è costruita su pianta rettangolare,
con navata centrale, ai lati della quale sorgono due cappelle
edificate tra il 1658 e il 1659; quella a destra è dedicata
a San Giuseppe, quella a sinistra dapprima a Maria Vergine Addolorata,
attualmente all'Immacolata.
Dal cupolino della cappella laterale sinistra penetra una luce
tenue che a quei tempi illuminava la statua della Vergine Addolorata,
opera e dono del Priore D. Salvatore Guarnerio, canonico regolare
di San Pietro in Vincoli a Roma.
L'attuale chiesa di San Salvario è il risultato di numerosi
interventi eseguiti lungo l'arco della sua esistenza, che ne hanno
mutato notevolmente l'aspetto originario.
Alcuni anni fa si è appurato che sotto l'odierna cupola,
che esternamente si presenta a pianta rettangolare su due angoli
frontali e sormontata da un tetto ottagonale, si cela la cupola
originaria perfettamente conservata. Questa, in mattoni, risulta
essere – come raffigurata dai disegni dei Castellamonte
e nelle varie iconografie del '600 e del '700 - a pianta rettangolare
smussata e con costoloni di rinforzo.
Dopo il 1840 è stato innalzato il tetto e si sono costruite
le due torri campanarie. Sulla facciata le finestre laterali inferiori
sono state trasformate in porte.
All'interno la Chiesa è decorata in modo illusionistico
da una finta architettura di lesene, capitelli, sfondati architettonici,
finti marmi, cornicioni, mensole, conchiglie, stucchi, finestre
con grandi cornici modanate e numerose ghirlande di foglie e fiori
colorati "degno ornamento del delizioso parco e castello
del Valentino" (G. Tonello).
| Particolare
del dipinto |
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Sulla volta del presbiterio
e coro, è dipinto San Vincenzo de' Paoli in gloria con
putti, mentre sulla volta del transetto sopra l'altare maggiore
vi è una Resurrezione del Salvatore, completamente dipinta
a finto marmo.
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Abside |
| Coro
ligneo |
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La
cappella di sinistra, intitolata alla Vergine Immacolata, contiene
un elaborato altare barocco realizzato con marmi policromi di
Frabosa, Busca e Valdieri ornato da colonne con capitelli corinzi
rinzi e da statue di putti. La volta a base ellittica è
decorata da un dipinto riferito al savonese Giovanni Stefano Robatto:
una Gloria di putti recanti gli attributi della passione di Cristo;
al centro della volta un serto di alloro ed uno di fiori in¬troducono
il lanternino nel cui cupolotto vi è dipinta la colomba,
simbolo dello Spirito Santo. Completano la decorazione della cappella,
ornati e stucchi a trompe 1'oeil dipinti sulle pareti e il geometrico
pavimento a mosaico di marmi policromi.
La cappella della navata
destra, prima dell'arrivo delle Figlie della Carità dedicata
a S. Filippo Banzi e S. Giuliana, è oggi dedicata a S.
Giuseppe patrono delle Seminariste e contiene un altare in legno
dorato e dipinto a finto marmo che incornicia un dipinto raffigurante
San Giuseppe con il Bambino riferibile alla seconda metà
dell'800. Le pareti della cappella sono decorate da finte architetture
e al centro della volta è dipinta un'illusoria cupola con
lanternino.
Il pulpito e la balaustra della cantoria sono in legno e anticamente
erano dipinti a finto marmo, probabilmente come la balaustra della
cappella di S. Giuseppe e come riportato nel verbale del 1801
degli Atti della soppressione napoleonica. Oggi appaiono ridipinti,
il pulpito ornato con ghirlande e strumenti musicali, la cantoria
con la veronica di Cristo e gli strumenti della Passione.

Cappelle della Beata Vergine e di San Giuseppe |

Dipinti |
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Particolare del dipinto
Francesco CAIRO:
Santa Cristina e San Valentino in
adorazione davanti al Salvatore.
(1646 circa) |
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