ISRAELE
e LIBANO
Provincia
del Medio Oriente
Nel 1883 tre Figlie della Carità partirono
in nave da Marsiglia. La Suor Servente si chiamava suor Sion,
un nome predestinato. Suor Sion non era contenta. Lei non aveva
chiesto la Missione e piangeva. Ad Alessandria d’Egitto,
dove la nave aveva fatto scalo, le Suore dormirono una notte dai
Francescani. Al mattino sentirono voci che al porto c’era
stato un incendio e tutto era bruciato... La cara suor Sion era
quasi contenta così sarebbero ritornate in Francia. Al
porto constatarono che tutti i bagagli erano bruciati, meno le
casse delle Suore. Allora suor Sion capì che il Signore
voleva le suore in Terra Santa.
Arrivate a Haifa , presero un carretto con l’asinello
e si misero in cammino per Gerusalemme. La prima cosa da fare
era di andare dal Patriarca a prendere la sua benedizione, ma
le poverette non furono accolte tanto bene. “Cosa venite
a fare qui, ci sono già tante Comunità”. Suor
Sion rispose: ”Eccellenza faremo quello che le altre comunità
non possono fare”. Trovarono un piccolo appartamento nel
quartiere armeniano e di lì, tutti i giorni , si recavano
a Siloe per curare i lebbrosi.
Nell’andare e venire trovavano bambini
abbandonati, vecchietti, handicappati. Scrissero a Parigi: ”Abbiamo
bisogno di una grande casa, ma come avremo il terreno?”.
Ed ecco il secondo segno del Signore. In quel tempo erano i turchi
che governavano. Il figlio del Pascià si è ammalato
con febbre altissima, lui chiamò le suore (fra le quali
nessuna era infermiera), ma pregando il Signore davano al bambino
spesse volte l’acqua benedetta. La febbre sparì e
il bimbo guarì. Il Pascià, felicissimo, disse loro
“chiedetemi tutto ciò che volete ve lo darò”.
Le Suore con tanta gioia chiesero un terreno per costruire una
grande casa per accogliere tutti i poveri della città e
dei dintorni – e così ricevettero da Istanbul una
grande pergamena per l’accordo con un bel timbro grandissimo.
Trovarono un terreno fuori le mura a circa 200 metri di distanza.
Suor Sion seguiva i lavori. Essa voleva una grande e forte casa.
I muri esterni sono m.1,10 di larghezza e i muri interni 90 cm.
Finiti i lavori, presto la casa si riempì di neonati abbandonati,
bambini, vecchietti, ciechi e sordomuti e da allora la casa è
sempre piena.
Nel 1960 i Superiori chiesero a tutte le case
di mandare delle suore in missione per onorare i 300 anni della
morte dei Fondatori. Allora suor Marongiu, la sottoscritta e una
suora spagnola arrivarono a Haifa con la nave. Mentre scendevamo
dalla passerelle qualcuno ci ha fotografato e il giorno dopo sul
giornale, una grande foto delle 3 suore con la scritta “Tre
colombe bianche sono arrivate in Israele”.
Suor Valeria Galizzi
Se l’Uomo ha un cuore umano, arriverà
un giorno a fare un’apertura per stringere la mano al Fratello?
Nella notte, Betlemme è in preda al panico per l’entrata di blindati,
e per tutta la notte elicotteri sorvolano sulla città con un rumore assordante.
Nella stessa notte si uniscono le grida di una donna che partorisce. Queste
povere donne, con tanta pena, hanno attraversato i check point militari per
arrivare all’ospedale.
Dalle 5 del mattino, io comincio a radunare il personale, nelle strade. Silenzio
di morte. Di tanto in tanto viene annunciato dagli altoparlanti : "Coprifuoco
fino a nuovo ordine!".
Per tutta la notte rumore di obici, e verso mezzogiorno un grande immobile si
affonda... Noi vediamo le fiamme, è un orrore.
Cosa ci sarà domani? Passeremo una notte tranquilla?
Restiamo in comunione profonda con Colui che ci unisce...
Suor Sophie Bouèri Figlia della Carità
Betlemme,
un Nido che regala Amore
Dicembre
2005
Abir, tre anni, è quasi cieco ed ha
bisogno di esami delicati e costosi.
Nourra ha lievi problemi di equilibrio;
una coppia palestinese ha voluto prenderla in affido, ma l'ha
tenuta solo per tre settimane.
Alì Ka'abneh, poco più
di due anni, dopo la nascita è stato ricoverato in Ospedale
perché soffriva di broncopolmonite e allergia al latte;
i genitori non in grado di curarlo , lo hanno abbandonato.
Abir, Nourra e Ali Ka'abneh sono tre dei piccoli
ospiti del Nido "Sacra Famiglia" delle Figlie della Carità
di San Vincenzo de' Paoli a Betlemme. Le Suore si trovano là
da 120 anni, da quando fu posata la prima pietra dell'ospedale.
I primi bambini abbandonati vennero accolti nel 1905. Tra il 1938
e il 1956 l'accoglienza si sviluppò con l'apertura di un
reparto di maternità nell'ospedale, dove le ragazze-madri
venivano ospitate e difese insieme ai loro bambini dalle possibili
rappresaglie delle loro stesse famiglie, che le consideravano
adultere. In quegli anni furono accolti circa ottanta bambini,
abbandonati davanti alle porte dell'ospedale. Si arrivò
così alla creazione ufficiale del "Nido Sacra Famiglia",
riconosciuto dai Servizi sociali nazionali. Tra il 1989 ed il
1991 vennero completamente ristrutturati i locali.
Attualmente il Nido si prende cura di 110 bambini
tra zero e sei anni. La maggior parte proviene dai sai Servizi
Sociali, che li affida per diverse ragioni: povertà delle
famiglie, incuria, maltrattamenti, abbandono, dopo ripetuti tentativi
di aborto, oppure perché le loro madri si trovano in pericolo
di vita. I neonati ricevono adeguate cure mediche in ragione delle
precarie condizioni di salute e della mal-nutrizione. Molti bambini
manifestano reazioni psicologiche gravi: mutismo, aggressività,
disturbi neuro-psicologici e disarmonie dello sviluppo. Nel Nido
si continua a lottare per sensibilizzare le ragazze-madri, salvarle
dalla morte e ospitarle a costo di incorrere nel disprezzo di
quanti considerano questa accoglienza una sorta di incoraggiamento
al loro comportamento.
Barà è stata abbandonata in una
scatola di cartone, Yaser avvolto in pochi stracci, Ahmad per
strada. Quanta sofferenza in questi piccoli abbandonati che non
avranno mai una vera famiglia! Non potranno mai più cancellare
la loro origine, perché non porteranno mai il nome della
famiglia che li accoglie. Saranno sempre bambini di una classe
inferiore. Il Nido è per loro un luogo di accoglienza caldo
e ben organizzato. Ma può bastare? Non dovremmo interrogarci
anche sulle cause di questi problemi e agire senza sosta per la
promozione dell'uomo, come ci ricordano la Chiesa e San Vincenzo?
Come affrontare questi problemi in un contesto tanto degradato,
dovendo lottare per di più contro l'ignoranza della maggioranza
della popolazione? Possiamo parlare di diritti dell'uomo, diritti
dei più poveri, diritti delle donne, diritti di questi
bimbi, trattati come bestie? Come parlare per essere ascoltati?
Quali gesti compiere per aprire la mente dei responsabili?
Suor Sophie BOUERI
Figlia della Carità - Betlemme
Aprile
2005
Fiducia
nella Provvidenza, serenità, abbandono e... pace
dalla Terra Santa
Cara Ma Soeur Visitatrice... nella regione la
situazione continua a degradarsi, specie qui a Betania. La causa
di tanta agitazione è il famoso muro che divide i due popoli.
La mancanza di libertà e di lavoro rende l'uomo violento.
In pieno contrasto con l'esteriore, noi viviamo in pace
e in abbandono, fattori produttori di serenità
interiore e esteriore.
La Provvidenza tiene spiegate le
sue ali sui nostri bisogni, tanto che il necessario non ci manca
mai. Non oso fare i conti, per non mancare di confidenza al nostro
"contabile" che è Dio. Le posso assicurare che non si vive
in un clima di miracolo, questi ragazzi e ragazze vissuti nel
cuore dell'odio hanno la fortuna di sfuggire alla scalata della
violenza che vive il paese. Non è facile educarli alla
compassione, quando vedono sotto le loro finestre sorgere un muro
di 8 metri che li separa dai loro familiari... Confidiamo alle
Sue preghiere il soffrire di questa Terra Santa. A nome delle
care Sorelle, dei ragazzi e dei Volontari le assicuro preghiere,
riconoscenza e affetto.
Suor Caterina Marongiu FdC
A tutte le Sorelle che hanno fatto il ritiro
con me a Pallanza e sono state molto generose, vi ringrazio tantissimo.
Anche la nostra nuova Suor Servente e le Sorelle vi ringraziano
infinitamente e aggiungono: "come sono brave le Suore italiane!".
Quando sono arrivata all' Ospizio nel 1960 eravamo 22 Suore, ora
siamo 8: una spagnola, una argentina, una italiana, una di Giaffa
di Tel Aviv e quattro libanesi. Abbiamo 7 Reparti: i neonati fino
a 4 anni che sono 32; le ragazze grandi e piccole che sono 46;
i maschietti fino a 12 anni che sono 33; handicappate che sono
28; handicappati che sono 21; vecchiette cieche o sordomute che
sono 17. Tutti questi sono interni, casi sociali e vanno a scuola
in città. poi vi è la scuola materna per bambini
esterni che sono 110, poi 65 operaie, 2 dottori e 2 assistenti
sociali. Questa è la nostra " Arca di Noe' ". qualche volta
la polizia ci porta delle donne maltrattate che si fermano 4 o
5 giorni finché trovano un posto adatto per loro. Un grosso
abbraccio a tutte.
Suor Valeria Galizzi FdC
Bethanie, 20
maggio 2004
Carissima Ma Soeur Visitatrice,
con l'approssimarsi della "Festa della Visitazione" il pensiero
e l'affetto della piccola Comunità di Betania la raggiungano
per augurarle in questa circostanza tanto amata, buona festa e
dirle un grazie infinito. Che il gesto di "dono di Maria", entrando
nella casa di Elisabetta, possa accompagnarla in ogni sua visita
alle Comunità con la stessa gioia che trasforma e purifica.
Oggi, giorno dell'Ascensione, ci siamo sentite avvolte dal mistero
della presenza mistica di Gesù, che, come dice Luca nel
suo Vangelo, è da Betania che è salito al Cielo.
E in questa atmosfera di fede che le nostre preghiere hanno varcato
le soglie dell'invisibile, per discendere a lei con frutti abbondanti
per tutte le sue intenzioni.
Attraverso "i mass-media", senz'altro è a conoscenza delle
notizie di questa "Terra Santa" bruciata dall'odio. Nonostante
tanta violenza nel paese, a Betania si vive serenamente. Tocchiamo
la fine di un anno scolastico travagliato, certe però che
la protezione divina veglia su noi. I risultati scolastici, per
quasi tutti i 40 alunni, sono più che soddisfacenti, Dio
ne sia lodato.
Il 7 giugno, se Dio vuole, avrà inizio la prima colonia con
50 ragazze, seguirà quella dei ragazzi in agosto, dopo il
ritiro della suore che si tiene a Betania. Ci sarà pure,
per la prima volta, un incontro di giovani Cristiani - sono una
ventina - anche loro avranno la gioia di visitare i luoghi santi
e approfondire la loro fede in Cristo.
Con l'aiuto di Dio si continua sul cammino della speranza - cercando
di restare - costi che costi- nella volontà di Dio. Con molto
affetto, rinnovo auguri e preghiera, un fraterno abbraccio
Bethanie,
28
marzo 2004
Carissima Ma Soeur Visitatrice,
colgo l'occasione del ritorno in Italia di due volontari per presentarle
a Lei e alla Curia Provinciale i nostri migliori auguri per una
santa Pasqua. Essi sono accompagnati da preghiere, affetto e riconoscenza.
Abbiamo la grazia di vivere gli avvenimenti della nostra redenzione,
qui sul posto, dove si sono realizzati. Dando uno sguardo attorno
a noi, niente è cambiato dal tempo della Passione.
Le strade che portano a Gerusalemme sono ancora percorse da soldati
armati fino ai denti; grida di vendetta e di odio sono l'eco della
disperazione di molti. Non ci è difficile riconoscere,
in quei volti sfigurati dalla disperazione, quello di Gesù.
Dopo l'attentato ultimo che ha decapitato "Amas" il terrore domina
la popolazione. Vorremmo renderci utili, ma come? Restiamo condizionate,
in questo angolo di Betania, dove i soldati israeliani ci tengono
d'occhio. Meno male che ci lasciano circolare per accompagnare
i nostri ragazzi e ragazze alla scuola di Gerusalemme. Il pericolo
è tanto, ma con l'aiuto di Dio finora nulla ci è
capitato di male. Una tensione supplementare ci è data
dal vedere allungarsi il famoso muro, proprio nel nostro terreno
a 100 metri da casa. Questo ci separerà completamente dai
nostri poveri.

I nostri 50 ospiti provengono tutti dalla zona al di là
del muro. Stiamo facendo le pratiche necessarie per ottenere
loro un permesso speciale, al fine di non essere tagliati fuori
dalle loro rispettive famiglie. Ci hanno promesso che per Pasqua
otterremo tali permessi, così i nostri Tesori potranno
passare le feste pasquali nei loro villaggi. Beninteso, le suore
devono accompagnarli. È già una grande grazia
che gli Israeliani abbiano piena fiducia nei religiosi, questo
ci è d'aiuto.
Cara ma Soeur, nonostante tanti avvenimenti tristi, Betania
conserva il suo fascino. Il Signore Gesù l'aveva scelta
come luogo privilegiato per potersi riposare dopo le sue lunghe
marce Apostoliche. Vi è ancora la "Casa dell'amicizia"
per eccellenza. E' quello che cerchiamo, noi Figlie della Carità:
prolungare questa scia d'amore in favore di tanti miserabili
che bussano alla nostra porta.
Finora il Signore ci ha rivelato, attraverso persone generose,
il suo amore effettivo ed affettivo, Niente di indispensabile
manca ai nostri ragazzi, nè alle persone che vi abitano.
La Casa di Betania resta un segno reale d'amore che non conosce
frontiere, per tutti è segno di pace. Con questo spirito
di abbandono in Dio, stiamo preparando due colonie estive "Biblique"
per 15 ragazzi e ragazze. Arrivano dai villaggi cristiani dei
territori occupati. Il fine principale è far loro conoscere
la Terra in cui sono nati, e dar loro la possibilità
di vivere un periodo sereno, nutriti e...amati. Certo è
un progetto arduo, ma Dio è presente nell'impossibile.
Come sa, siamo solo in tre suore ad occuparci di questa grande
casa. Le mie due compagne sono veramente un dono di Dio, sempre
pronte a guardare più lontano, dove i poveri paiono irraggiungibili.
Certo, è Dio che ce ne dà la forza. In quanto
a me, non so fino a quando i superiori vorranno che continui,
gli 84 anni sono suonati fisicamente, ma la voglia di servire
resta intatta. Quello che mi preoccupa è di essere completamente
isolate dal resto della provincia. Alle suore di origine araba
della Terra Santa non viene concesso il lasciapassare per potersi
recare al Libano; è ciò che vivono le mie compagne.
Mi scusi, Ma Soeur, se ho preso molto del suo
tempo prezioso, ma è una necessità sentirmi parte
vivente della mia provincia d'origine. Rinnovandole auguri ed
affetto, unita ai bambini e alle suore, l'abbraccio nel Signore
Suor Caterina Marongiu F.d.C.
Dal Libano un Commendatore
con il velo blu
All'Ambasciata d'Italia in Libano è stata conferita a
suor Maria Letizia Livio FdC l'onorificenza di Commendatore
dell' Ordine della Stella della Solidarietà Italiana. Suor
M.Letizia opera da 45 anni in Libano e ha celebrato quest'anno
60 anni di vocazione! Dio sia benedetto!