LE FIGLIE DELLA CARITÀ
A SAN SALVARIO
La comunità torinese
delle Figlie della Carità si ingrandì
velocemente, e presto si pose il problema di trovare una sistemazione
più adeguata. Re Carlo Alberto
trovò una soluzione, offrendo alle Suore il convento di
San Salvario, fino ad allora di proprietà dei Padri Servi
di Maria, in disuso da quando, nel 1832, essi si erano trasferiti
nell'ex monastero e chiesa della Visitazione.
Carlo Alberto, convinto che la presenza
delle Figlie della Carità - delle quali aveva apprezzato
il servizio in Francia - era un dono per i suoi sudditi, aveva
già stanziato una rendita annua di £ 3.500 per il
mantenimento delle novizie.
Il 27 settembre 1837, il sovrano consegnò
personalmente nelle mani della Visitatrice, suor Pierrette Laroche,
le chiavi del convento di San Salvario perché vi stabilisse
la Casa Provinciale, con annessa la chiesa di San Salvatore, Cappella
del Castello del Valentino, voluta nel 1645
da Maria Cristina di Savoia, moglie di Vittorio Amedeo I di Savoia,
figlia di Enrico IV, re di Francia e sorella di Luigi XIII.
Lo stabile richiedeva una radicale trasformazione
per adeguarlo alle necessità della vita in comune condotta
dalle Suore. Il Sovrano donò
alla Visitatrice la somma di lire 6.000
e, successivamente, in considerazione della spesa globale sostenuta
per riadattare il convento, l'ulteriore somma di lire 55.000.
A quel tempo il Seminario
accoglieva annualmente circa una trentina di Seminariste
che avevano bisogno di svolgere un po' di attività fisica,
in considerazione della loro giovane età. Ma il giardino
verso via Nizza era troppo piccolo e quindi inadeguato, ed allora,
in deroga alle regole della comunità, si consentiva loro
di uscire dal convento.
Il problema fu risolto grazie all'interessamento del sovrano:
nel 1839 le Figlie della Carità ottennero il vasto giardino
verso ovest, fino ad allora dato in affitto dai padri Servi di
Maria. Le Suore,
riconoscenti, fecero porre nell'atrio del convento un busto di
Carlo Alberto, con una iscrizione di ringraziamento.
Nel frattempo, con l'aumento costante della popolazione, si assistette
ad un ampliamento urbano che interessò anche la zona di
San Salvario. Le Suore, nel prestare
la loro opera di assistenza dei malati nelle loro case, si accorsero
presto che nel nuovo borgo vi erano infermi non abbastanza poveri
da potere disporre gratuitamente delle cure necessarie presso
gli ospedali cittadini, ma non abbastanza ricchi da potersi curare
in modo autonomo, con gravi sofferenze per loro e per le loro
famiglie. Per questo motivo, le Figlie della Carità decisero,
nel 1839, di aprire a loro spese un ospedale, che fu attrezzato
nell'ala nord del convento.
Re Carlo Alberto aveva l'abitudine di visitare periodicamente
l'ospedale, ed era talmente soddisfatto della sua conduzione che
vi inviava gli addetti alla Real Casa bisognosi di cure, o invecchiati,
o cronici, e che non potevano ricevere la necessaria assistenza
nella propria famiglia.
Infine egli decise di stabilire alcune pensioni da pagarsi all'ospedale
per l'accoglienza degli addetti della Real Casa.
Sempre nel 1839, la comunità delle Figlie
della Carità accolse a San Salvario gli infermi dell'ospedalino
delle Dame della Carità di San Francesco da Paola e Sant'Eusebio;
inoltre, alcune Suore furono destinate
all'Istituto della Maternità di Torino, che accoglieva
i bambini abbandonati in fasce dalle madri.
Dopo qualche tempo confluì
a San Salvario anche l'Opera dei Convalescenti della Veneranda
Confraternita della Santissima Trinità, istituita nel 1548
da San Filippo Neri con il compito di accogliere i poveri che,
guariti dalla malattia, avevano bisogno di ristabilirsi. L'ospizio
restò a San Salvario per circa 25 anni prima di trasferirsi
nell'ospedale di San Giovanni e poi, in un secondo momento, alla
Crocetta.
Parrocchia della Crocetta


Ospedale San Giovanni (oggi detto "Vecchio") |
Il costante aumento della popolazione del borgo
poneva però anche un altro problema, tutto di ordine spirituale.
La chiesa parrocchiale era formalmente quella della Crocetta,
ma dato il grande numero di parrocchiani, era impossibile prestare
la dovuta assistenza spirituale a tutti. La chiesa di San Salvario
divenne così una succursale di fatto della Crocetta, grazie
all'ufficiatura assicurata dal cappellano delle Suore,
le quali sentivano però il bisogno di avere un
luogo appartato in cui ritirarsi in preghiera, e quindi fu convertito
in cappella un locale sovrastante il presbiterio della chiesa.
Nel 1842 la Provincia era formata
da 260 Suore e 30 Seminariste, in 20 case.
Nel 1844 avvenne la prima visita del Padre
Etienne, Superiore Generale,
alla Casa Centrale di Torino. In seguito, scrivendo alle Suore,
dichiarava: "Ho creduto di trovarmi alla Casa Madre tanto la copia
era conforme all'originale".
Nel 1846 fu ampliato il giardino verso sud, con
l'acquisto di terreni di proprietà del conte Rignon. Il
25 luglio 1849, il re Carlo Alberto, grande benefattore della
Comunità, morì in esilio, a Oporto,
in Portogallo. Vi era giunto pochi mesi prima, dopo l'abdicazione
avvenuta il 23 marzo dello stesso anno. La Provvidenza dispose
che la salma, prima di essere accompagnata da tutto il popolo
in Duomo per le esequie, e tumulata a Superga, venne deposta per
una breve sosta davanti a San Salvario, come per un ultimo tacito
saluto del Re alle Suore,
attraverso le quali aveva soccorso così largamente
i Poveri.
Nel 1850, la costruzione della linea ferroviaria
Torino-Genova rese necessaria l'espropriazione del giardino; se
da una parte creò un po' di disagio anche lo sferragliamento
diurno e notturno, dall'altra parte venne percepita dalla Provincia
come l'invito profetico a farsi prossimo - con urgenza - non solo
dei Poveri di Torino e del Piemonte, ma di quelli dell'Italia
intera che passava ormai sotto le sue finestre.
Porta Nuova: l'imbarcadero della ferrovia Torino-Genova
|
Inoltre la linea tagliò in due il territorio
della Parrocchia della Crocetta.
Non essendovi cavalcavia, molti parrocchiani dovevano fare un
lungo giro per recarsi in chiesa. Per questa ragione, il 22 dicembre
1851 la chiesa di San Salvario fu eretta a succursale della Crocetta,
e il cappellano dell'ospedale fu investito dell'onere di esercitare
il ministero parrocchiale.
Risale all'incirca a quell'anno una relazione
non datata, firmata da Marc'Antonio Durando e dalla Visitatrice
Marie Dufour, in cui si descrive l'edificio religioso:
"La chiesa di San Salvatore è esterna
e annessa alla casa delle sorelle della Carità di San Vincenzo
di Paoli. Ella è di forma esagona a cupola con uno sfondo
in cui sta l'altar maggiore ed il coro per le sorelle e due specie
d'anditi laterali in mezzo ai quali sono altre due capelle l'una
dedicata alla Santissima Immacolata e l'altra a sinistra a San
Vincenzo de Paoli. L'altar maggiore, siccome la chiesa, è
dedicata al Salvatore risorto ed a San Valentino e se ne fa la
festa alla seconda di Pasqua. Sonovi tre confessionali in buono
stato: due accostati a due pilastri in chiesa; e l'altro al lato
sinistro del coro. Vi si conserva il Santissimo Sacramento e l'olio
Santo per le sorelle, ed infermi. In fondo al coro dall'epistola
essici il sacrario.
In ogni domenica, e festa vi si celebrano
tre messe basse, e vi si canta il Vespri in canto fermo, e dessi
la benedizione; nei feriali vi si dicono due messe dai due Signori
curati e cappellani ai quali sotto la direzione del Direttore
e Vice Direttore Missionari è data la cura degli ammalati
siccome delle scolare per prepararle alla confessione e santa
comunione per la quale la intendono coi parrochi rispettivi. Venendo
a morire qualche sorella o infermo dell'ospedale se ne dà
avviso al parroco della Crocetta e si fanno registrare a dovere
nei libri parrocchiali, retribuendone la tassa ordinaria per que'
dell'ospedale. Le suore e le novizie vengono seppellite in tombe
a ciò destinate sotto la chiesa. Gli altri al cimitero
della parrocchia. Si ha il privilegio di far la festa di San Iubenzio
Martire di cui si posseggono le ossa venerande per rescritto pontificio
emanato a Roma il 21 giugno 1841 e riconosciuto in questa Curia
Arcivescovile li 25 novembre 1841. Tal festa è fissata
agli undici maggio".
Il continuo crescere della comunità rese
presto necessario trovare nuovi spazi, che furono ottenuti con
la sopraelevazione di un piano dell'ala nord del convento, adibita
ad ospedale, come i piani sottostanti, e dell'ala sud, residenza
di Suore e Seminariste.
A causa dell'aumento della popolazione della
zona, si pensò all'istituzione di una nuova Parrocchia.
Per preparare il terreno, in ogni senso, il Teologo Maurizio Arpino
si stabilì a San Salvario come Cappellano dell'Ospedale
(dal 1852 al 1861). La stessa San Salvario divenne così
la prima sede della nuova Parrocchia dedicata ai Santi Pietro
e Paolo, la cui prima pietra fu posta e benedetta il 12 luglio
1863, poco distante dalla Casa Centrale.
Il 12 novembre 1865, la nuova chiesa veniva solennemente consacrata
alla presenza delle Altezze Reali. Il Teologo Arpino si trasferì
presso di essa e la chiesa di San Salvario ritornò all'uso
delle Figlie della Carità e dell'Ospedale.
Già
da tempo si era aperto un "incunabolo", asilo nido del tempo,
che poteva accogliere bimbi da pochi mesi fino ai tre anni mentre
le madri del borgo, in massima parte operaie, erano al lavoro.
La regina Maria Adelaide pose l'opera sotto il suo patronato.A
questo periodo risale anche l'apertura di un laboratorio femminile;
esso funzionò così bene che, già nel 1859
si rese necessario aprirne un altro. Nel 1850 fu eretto un asilo
nel giardino del convento, aperto ufficialmente nel 1852, passò
nel 1860 alla Società degli Asili Urbani. Alcuni locali
furono adibiti a scuola elementare.
Nel 1853 la Guerra Russo-Turca fornì al
piccolo Stato del Piemonte l'occasione per stringere alleanza
con le grandi potenze occidentali: la Francia e l'Inghilterra.
Il Governo domandò alle Figlie della Carità
di seguire il Corpo di spedizione di 15.000 soldati inviati a
combattere contro la Russia in Crimea. Suor
Cordero, Economa Provinciale, si offrì per questa
missione pericolosa e raggiunse con 70 Suore le rive del Bosforo
per curarvi i soldati feriti e soprattutto i colpiti dal colera
che faceva strage fra le truppe. Parecchie Sorelle vi lasciarono
la vita.
Nel 1854 la contessa Maglino istituì la
"Misericordia di San Massimo" in Torino, e le Suore
furono addette alla distribuzione delle minestre per il
laboratorio, e poi per l'asilo di questo istituto cittadino.
Nel 1855, si costruì una nuova Cappella
interna a San Salvario, addossata ad ovest del corridoio del braccio
sud del convento, più raccolta e più rispondente
ai bisogni della Comunità, sempre più numerosa.
Il Padre Etienne, Superiore Generale,
la venne a benedire.
Si costruì anche una nuova ala interna, di tre piani più
le soffitte, per l'infermeria, i dormitori, refettori e cucine
visto il numero di Suore sempre crescente
che affluiva alla Casa Centrale in occasione di Ritiri spirituali.
Nel 1856 la Provincia si era talmente espansa, che i Superiori
decisero di costituire, con otto case, la Provincia di Toscana,
alla quale Torino offrì anche la prima Visitatrice: Suor
Cordero, di Mondovì, che diventerà poi la seconda
Visitatrice di Napoli.
Nel 1865, per ragioni politiche
(siamo ai tempi delle guerre di Indipendenza, la Spedizione dei
Mille e la proclamazione del Regno d'Italia) e a causa del numero
troppo limitato di soggetti, la piccola Provincia di Siena venne
di nuovo incorporata, provvisoriamente, a quella di Torino. Dieci anni dopo, nel 1875, essendo le case del Centro Italia
numerose e prospere, i Superiori decisero di ridare autonomia
alla Provincia di Siena, nominandone Visitatrice Suor Gottofrey.
Il Padre Bore' scriverà di suo pugno la lista delle
71 case che dovranno formare la Provincia Toscana con Casa Provinciale
a Siena, al Conservatorio di San Girolamo, e delle 109 case che
resteranno alla Provincia di Torino.
Nel 1860 le Suore furono chiamate
al Ricovero di Mendicità della città. Nel 1865 sorse
un educandato per le fanciulle che non potevano restare in famiglia,
offrendo loro, per una retta modica, la possibilità di
ricevere una educazione completa, adatta alla loro condizione.
Nello stesso anno le Suore furono
richieste per l'istituzione di una Misericordia nella parrocchia
di San Carlo.
Nel 1866, l'emanazione della legge che stabiliva la soppressione
delle istituzioni religiose e l'incameramento dei loro beni portò
gravi preoccupazioni per la sopravvivenza della Compagnia stessa
e delle opere caritatevoli svolte in tutta Italia.
Il primo dicembre di quell'anno, quando la pratica per
la soppressione della Compagnia fu pronta per essere portata davanti
al Consiglio dei Ministri, Padre Rinaldi, in qualità di
superiore della Casa di San Salvario, ebbe un colloquio con il
Signor Vegni, che avrebbe tenuto
una relazione in merito davanti al Consiglio.
Purtroppo il Signor Vegni
gli notificò, il 5 dicembre, che non c'era modo di evitare
la soppressione della Compagnia: sulla base della legge, essa
risultava religiosa, perché le patenti di istituzione di
Luigi XIV disponevano l'approvazione del vescovo di Parigi, autorità
ecclesiastica. Superato lo sconforto,
Padre Rinaldi esaminò più attentamente il documento
governativo: con meraviglia si accorse che esso non riguardava
le Figlie della Carità, ma le Dame della Carità;
queste ultime però non furono mai una comunità religiosa,
ma secolari dedite ad un'opera pia approvata dal Vescovo di Parigi,
ed in qualità di secolari non potevano essere soggette
a soppressione. Ne conseguiva che neppure la Compagnia delle Figlie
della Carità poteva essere soppressa, perché il
decreto la riguardava solo indirettamente, permettendo alle Dame
di richiederne l'aiuto. Il 6 dicembre
Padre Rinaldi si recò dal Signor
Vegni per le necessarie spiegazioni: mentre discutevano, giunse
un biglietto di avviso del Ministero per l'adunata della Commissione
incaricata di trattare la pratica delle Figlie della Carità,
che si sarebbe tenuta la sera stessa. Quando
il signor Vegni vi giunse, trovò un ambiente ostile alla
conservazione della Compagnia, ed intuì che la decisione
era già stata presa prima ancora di esaminare il caso;
ciò nonostante egli espose quanto gli era stato detto da
Padre Rinaldi. Come per incanto la Commissione cambiò parere
e la Compagnia non fu soppressa. La
mattina seguente il Signor Vegni informò di questa vittoria
Padre Rinaldi; la gioia per la notizia fu immensa, e così,
concluso l'incubo di una soppressione che si temeva inevitabile,
le suore poterono proseguire la loro opera caritatevole, modificandola
e sviluppandola secondo i nuovi bisogni della società.
Sempre nel 1866 un gruppo di dame fonda un'unica compagnia delle tre Parrocchie di San Pietro e Paolo, Sacro Cuore di Gesù e Sacro Cuore di Maria, che rimarrà unita per molti anni, fino al 1945.
Nel 1868, il 14 giugno, si rischiò un incidente diplomatico. Alla Dogana di Torino venne sequestrato un quadro diretto alle Figlie della Carità di San Salvario: Pio IX vi era raffigurato con una folgore in mano e, ai suoi piedi, giaceva Garibaldi folgorato!
Nel 1874 sorse l'Istituto dei Santissimi Angeli, con l'Opera
di Misericordia, affidato alle Figlie della Carità.
Nel 1876, una nuova esperienza: una società di ragazzi e ragazze prima chiamata San Luigi, poi Gesù Bambino. Questi giovanissimi vincenziani organizzeranno anche iniziative a favore dell'infanzia della Cina.
Il sobborgo cresceva e i prati lasciavano spazio a case popolari
e palazzi signorili. A partire dal 1878, in seguito a una importante
donazione del Cavalier Giovanni Stefano Bonacossa, nella casa
di San Salvario si potè costruire un nuovo corpo di fabbrica
destinato ad accogliere la scuola e l'asilo infantile. Il piano
terreno poteva accogliere 200 bambini in un grande salone. Vi
era un locale meno ampio per i più piccoli e uno spogliatoio.
Un corridoio isolava un poco gli ambienti dai rumori di via Nizza,
già frequentatissima e trafficata.

via Nizza tra corso Dante e via Spezia |
Sopra la cucina a nord fu stabilita una
galleria a vetrate per esercizi ginnici e la ricreazione quando
il tempo non permetteva di uscire in cortile.
Al piano superiore fu destinato l'incunabolo. In previsione di un
aumento delle richieste si pensò di ampliare ulteriormente
l'edificio, anche progettando spazi per la Scuola Elementare e il
Laboratorio Femminile. Verso il 1900 si iniziò la nuova costruzione
di quattro piani. Le famiglie abbienti pagavano 0,60 lire di retta
mensile per la minestra che veniva servita ai bimbi ogni giorno.
Chi non poteva la riceveva gratuitamente. La Scuola Elementare iniziò
con le prime due classi, poi arrivò fino alla sesta. Le alleve
vi si fermavano tutto il giorno e ricevevano gratuitamente una sostanziosa
minestra. Non solo gli ambienti erano ordinati ed accoglienti, ma
anche il programma scolastico governativo veniva pienamente seguito,
tanto da meritare più volte l'encomio degli Ispettori nelle
loro visite improvvise.

Nel 1884 nasce l'associazione della Santissima Annunziata presso l'omonima parrocchia in via Po, dedicata ai "poveri delle soffitte".
Nel 1887 fu aperta una casa a San Donato, su richiesta del parroco,
per una Misericordia ed un laboratorio, al quale si aggiunse presto
un internato per fanciulle.
Nel 1890, le Suore furono chiamate
a prestare la loro assistenza all'ospedale Maria Vittoria, nel quale
restarono fino al 1913.
Nel 1892, a Borgo Dora, furono impegnate nel laboratorio e nella
Misericordia aperti presso la Chiesa di San Gioacchino.
Due anni dopo si apri la casa di Santa Giulia, con Misericordia,
laboratorio, asilo e "Casa Famiglia"; nello stesso anno
presero servizio nell'Asilo Gazzelli della Crocetta.
Nel 1895 il professor Ciartoso, da molti anni medico curante
dell'Ospedale di San Salvario, e il professor Giordano chiesero
alcune Suore per la loro Casa di Cura: le Figlie della Carità
accettarono volentieri. Nel dicembre di quell'anno le Suore, su
richiesta del parroco di San Secondo, iniziarono la distribuzione
delle minestre, installarono un laboratorio femminile e un asilo
nido.
Nel 1901 il professor Gradenigo richiese l'aiuto delle Figlie
della Carità per la sua clinica, assicurando che sarebbero
stati ricevuti sia i poveri sia i ricchi. Le Suore accettarono,
e poterono così constatare di persona che egli manteneva
la promessa fatta. La clinica divenne poi di loro proprietà.
Nel settembre 1912, su richiesta dell'Amministrazione, presero
l'assistenza dell'Istituto Ciechi; nel mese di ottobre fu affidata
loro la Misericordia Denis-Crocetta.
Nel 1914, dal 23 aprile, si demolì la Cappella, che fu
ristrutturata dall'architetto Gambetta. Innalzata e ampliata con
una navata a destra, sormontata da un matroneo e due ampie tribune,
per la Cantoria e per l'Infermeria, la nuova Cappella venne solennemente
benedetta il 7 settembre 1915, dal Cardinale Agostino Richelmy,
Arcivescovo di Torino. Al di sopra del soffitto a cassettoni in
stucco fu costruito un grande salone per il Seminario. Il presbiterio,
raddoppiato nell'area, accolse il medesimo altare della Cappella
precedente, arricchito da una bella statua dell' Immacolata.

Nel 1916, iniziarono a prestare il loro
servizio nell'Ospedale di San Vito, nel quale fu aperta,
nel 1923, una scuola per Suore infermiere.
Il servizio ospedaliero delle Figlie della Carità spesso comprendeva anche l'organizzazione delle colonie estive per i figli dei dipendenti degli ospedali. Accadeva così che le Suore trascorressero le loro "ferie" vigilando su centinaia di bambini ospiti delle Colonie!
Nel 1919, fu aperta la Misericordia di San Paolo e San Bernardino,
per la quale furono chiamate le Figlie della Carità. L'8
luglio 1920, nell'ambito delle feste per la Beatificazione di
Luisa de Marillac, avvenuta a Roma il 9 maggio precedente, venne
benedetta la cappellina a lei dedicata
nella rinnovata Cappella di San Salvario: un altare in marmo bianco
di Carrara, sormontato da un'icona in bassorilievo di squisita
fattura, in marmo Ravaccione di Massa, eseguita dallo scultore
Fernando Tobesi su disegno del prof. Cesario Fellini.
Nel maggio del 1923 le Figlie della Carità
vennero chiamate all'Ospedale Oftalmico; in dicembre si apri una
casa per assistere i poveri della Parrocchia Metropolitana di
San Giovanni e di quella del Corpus Domini; a queste opere si
aggiunsero presto l'asilo e il patronato.
Il primo gennaio del 1926 esse iniziarono a portare il loro conforto
nelle Carceri giudiziarie, dette
"Le Nuove".
A queste opere, già numerose, si aggiunsero quelle di
animazione e promozione di numerose associazioni, come quella
delle Figlie di Maria, e l'organizzazione di attività pie,
come gli Esercizi Spirituali per Maestre e il Comitato per la
distribuzione di minestre gratuite per i poveri delle parrocchie
di San Pietro, del Sacro Cuore di Maria e del Sacro Cuore di Gesù.
Nel 1914 la Cappella addossata al
corridoio centrale della Casa Provinciale fu abbattuta e ricostruita
più ampia. Venne consacrata solennemente dal Cardinale
Agostino Richelmy, Arcivescovo di Torino, il 7 settembre 1915.
In occasione della santificazione di Luisa di Marillac fu costruita
e le fu dedicata una cappellina nella navata laterale della Cappella:
l'inaugurazione avvenne nei giorni
8, 9, e 10 luglio 1920.
Dal 1833 al 1926 sorsero in Torino ventisei Case, in risposta
a crescenti e nuovi bisogni di assistenza della popolazione cittadina;
l'opera delle Figlie della Carità nel frattempo si era
diffusa in tutta Italia, con la fondazione della Provincia di
Toscana, con sede a Siena, di quella di Napoli, e della Provincia
Romana. Alcune delle nuove fondazioni: in Liguria nel 1834, in
Emilia Romagna 1841, in Toscana nel 1843, in Svizzera nel 1845,
in Lombardia nel 1859, verso le Missioni Estere dal 1862, in Veneto
nel 1867, in Friuli Venezia Giulia nel 1907, e a Parigi nel 1929,
dove venne aperta un'Opera per i migranti italiani in terra di
Francia.
Nel 1929 iniziò il proprio mandato la prima Visitatrice italiana, suor Elisabetta Galbusera, dopo che per tradizione erano sempre state elette Sorelle francesi.
Le Figlie della Carità portarono la loro assistenza ai
combattenti durante le guerre di indipendenza e, successivamente,
in tutte le altre guerre che sconvolsero l'Europa e il mondo intero.
A suor Galbusera, seguì nel 1931, come Visitatrice, suor Martina Zari, che era stata Direttrice del Seminario dal 1912. Suor Zari portò la Provincia alla massima espansione. In quel periodo, le opere si diversificano sempre più, e, uno stesso locale può accogliere magari i bambini durante il giorno per l'oratorio e, alla sera, divenire scuola per giovani ed adulti, comprese mamme e ragazze.
Il 13 settembre 1933, morì suor Vincenza Pucci, notissima Suor Servente dell'Ospedale San Giovanni di Torino.
Nel 1936, un centinaio di Suore
spagnole, sfuggite miracolosamente alla Rivoluzione, sbarcarono
a Ventimiglia, vestite con gli abiti civili più disparati.
La Casa Provinciale di Torino ne accolse 55, di cui 27 provenienti
dalla Casa di Carità di Barcellona e 28 Suore Velate della
Casa di Riposo di La Cartuja. Altre Case divideranno con loro,
per oltre un anno, la pena dell'esilio e la gioia del servizio.
Nel 1943, l'Ospedale delle Molinette fu pesantemente bombardato. Il 18 agosto tutta la zona di San Salvario, anche la stazione
di Porta Nuova, subì un pesante bombardamento.
Via Nizza bombardata
Nel 1952, nacque il Segretariato della Carità, collegamento, coordinamento e centro culturale delle varie realtà vincenziane torinesi.
Nel 1956, dopo le dolorose vicende della guerra, la Provincia
di Torino era nel pieno della sua ripresa: 3300 suore in 356 case
e 4 succursali. Il 15 aprile 1956, la Madre Lepicard nominò Visitatrice suor Luigia Valerio.
Le sue frontiere si estesero dalla
Jugoslavia a Trento, dalla Svizzera a San Remo, da Marina di Massa
a Finale Marina. In fedeltà alle direttive della Santa
Sede, i Superiori studiarono i mezzi per favorire una amministrazione
più idonea e rapporti più facili tra i Superiori
e le Suore delle singole Case, decidendo così la divisione
della Provincia:
alla
Provincia di SIENA passano 75 Case;
79
Case costituiscono la nuova Provincia di SARDEGNA,
a
TORINO restano 203 case con 2000 Suore.
Il 25 settembre 1959, la Casa Provinciale ebbe la sua prima Suor
Servente (fino ad allora dipendeva direttamente da Suor Visitatrice)
nella persona di suor Dal Fiume da circa 20 anni suora "d'Ufficio"
in Seminario. Nel 1962, suor Magnani, Economa Provinciale, ricevette la nomina a Visitatrice.
La presenza delle Figlie della Carità si diffuse in tutta
la città di Torino, specialmente nei quartieri più
poveri.
Case di ringhiera del centro storico
La loro presenza nella vita cittadina era diventata così
preziosa e stimata, che a partire all'incirca dalla metà
del XIX secolo, si diffuse in Torino una canzone popolare in dialetto,
che descriveva la loro opera e il loro abbigliamento:
Le
suore di San Salvario
Sono tante farfalle
Portano
un gran rosario Forbici e grembiulone
Le suore
di San Salvario
Sono tante farfalle
Dal cuore straordinario
Per tutti i poveracci
Le suore
di San Salvario
Sono tante farfalle
Sono sorelle e madri
Negli ospedali e nelle carceri
Le suore
di San Salvario
Sono tante farfalle
Ma hanno così poco salario
Che si nutrono di devozione
L'umorismo con cui sono descritte le "cappellone"
tradisce in realtà la riconoscenza e l'amore dei torinesi.
Nel 1973 venne ristrutturata ancora la Cappella, con la costruzione
di un nuovo altare. Nel 1978, suor Giovanna Beltrando divenne Visitatrice della Provincia. Le seguirono suor Alessandra Ricardi, nel 1987; suor Rita Ferri, nel 1996 e, dal 2003, l'attuale Visitatrice, suor Maria Pia Bertaglia.
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