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"Il Signore ama la Compagnia delle Figlie della Caritą.
Poche persone sono pił vicine ai Poveri di loro.
Se gli amici dei Poveri sono gli amici del Signore, allora,
i membri della Compagnia sono tra i suoi amici pił vicini."
San Vincenzo
Luisa de Marillac presiedette prima le Confraternite della Carità (1629), poi, con san Vincenzo, divenne strumento di Dio per la nascita dell'innovativa comunità non "religiosa" delle Figlie della Carità (1633).
San Vincenzo non volle per loro clausura, non volle voti, abito, grata, parlatorio.
Dovevano vivere semplicemente "da buone cristiane, per essere buone Figlie della Carità,
per formarvi alle virtù proprie del vostro stato, per assistere i poveri malati...".
Non era richiesta loro una dote, poiché ognuna doveva mantenersi con il proprio lavoro e, soltanto in caso di necessità, con elemosine.
Non volle cappella. Pretese per loro una casa simile a quella dei poveri.
"Ecco il secondo articolo: Considereranno che non sono monache,
perché tale stato non si addirebbe alle occupazioni proprie della loro vocazione...
non avendo per monastero se non le case dei malati e quella dove risiede la superiora,
per cella una camera d'affitto, per cappella la chiesa parrocchiale,
per chiostro le vie della città,
per clausura l'obbedienza, non dovendo andare se non dai malati e
nei luoghi necessari per il loro servizio,
per grata il timor di Dio, per velo la santa modestia,
e non facendo altra professione per assicurare la loro vocazione all'infuori
di quella continua fiducia
che hanno nella divina Provvidenza e dell'offerta di tutto quello che sono
e di tutto quello che fanno per il servizio dei poveri...".
Era un nuovo orientamento della Carità. Essa diveniva diritto dell'altro, debito d'amore che si è chiamati a estinguere. La consacrata usciva dal chiostro per incontrare i fratelli nelle strade, nei luoghi della vita e della sofferenza. A tutti portava Cristo. In tutti desiderava trovarlo, in tutti contemplarlo.
"Serve dei poveri, è come si dicesse, Serve di Gesù Cristo,
perché egli considera fatto a Sè quello che è fatto a loro che sono sue membra... Lo spirito della Compagnia consiste nel darsi a Dio per amare Nostro Signore e servirlo nella persona dei poveri materialmente e spiritualmente, nelle loro case e altrove, per istruire le povere giovinette, i bambini,
in generale tutti coloro che la divina Provvidenza vi manda".
L'annuncio appassionato di Gesù Cristo a coloro che ancora non lo conoscono, a coloro che l'hanno dimenticato e, in modo preferenziale, ai poveri manifesta al mondo l'amore "sino alla fine".
Nella fondazione delle Figlie della Carità ben si espresse la fiducia costante ed inesauribile del Santo nella conduzione divina dell'Opera. Egli non temette di chiamare in causa l'ingegno, la capacità e la forza della donna, fino ad allora condizionata alla sola scelta fra vita matrimoniale o claustrale. Non temette di coinvolgere solide ragazze di campagna, perché "poveri" che comprendono, aiutano, sostengono e servono altri poveri. Non temette di inviare queste inesperte donne nei luoghi più rischiosi: campi di battaglia, galere, strade malfamate, ospedali.
Richiese la completa mobilità. Non volle la sicurezza di luoghi tutelati come i conventi, per una maggior libertà e disponibilità. All'occorrenza non cercò neppure la protezione del Vescovo del luogo.
Il motto recitava "La Carità di Cristo ci urge".
Un amore che stimola, che spinge, che arde nel cuore, "al soccorso del prossimo...
come si corre al fuoco". Nella donna consacrata alla Carità riviveva la maternità della Chiesa,
che accorre sollecita ad ogni gemito o grido di aiuto.
"Oh, che fortuna, se, senza che Dio ne fosse offeso, la Compagnia
non dovesse servire che i poveri privi di tutto.".
Santa Luisa irradia nel sentire vincenziano il calore e la forza dello Spirito Santo.
"Supplico la bontà di Nostro Signore che disponga le vostre anime
a ricevere lo Spirito Santo, così che, bruciate dal fuoco del suo santo amore,
siate consumate nella perfezione di questo amore
che vi farà amare sopra tutte le cose la santissima volontà di Dio".
L'esperienza delle Figlie della Carità ha inciso fortemente sull'evoluzione
della vita consacrata femminile e ha costituito il modello per molte comunità di vita attiva,
nate nei secoli seguenti. San Vincenzo e santa Luisa crearono
un nuovo stile di esistenza nella Chiesa e nella società.
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