Madre
Suzanne Guillemin:
“Cominciamo prima di tutto ad ammirare”
Le parole di madre Guillemin lasciano inevitabili tracce nel
cuore.
Ciò che il Signore ha suggerito a questa nostra Consorella, non si può
leggere rapidamente, sfiorando superficialmente i caratteri ad inchiostro e
gettando lo sguardo a capo. Ogni frase che la Madre ci dona, ogni obiettivo
che la Madre si pone quando ci parla, non lasciano indifferenti. Vi è
un fuoco indimenticabile che si ravviva, un senso intenso di nostalgia che sorge
dal cuore… : quella è la vita che abbiamo scelto, così è
la Comunità in cui Dio ci ha chiamate, ecco l’amore, l’Amore
vero, colmo di meraviglia, tremendamente esigente quanto esaltante ed appagante!
“La Carità che
vibra in fondo all’anima di ogni Suora è il legame della Comunità.
La Carità è Dio. Se ciascuna Suora è realmente in stato
di carità di fronte alle sue Sorelle, ella possiede Dio. Dio è
in lei. Vi è una presenza di Dio in questa anima, una presenza di Dio
nell’anima di ciascuna delle altre Sorelle: ecco l’essenza stessa
della comunità religiosa…”: quanto poco pensiamo
a questo, quanto realmente non pensiamo a questo, quanto realmente non si vive
questo, disperse in miserie umane, in giudizi, in confronti avvilenti, in lezioni
da dare e difficilmente da apprendere quando abbiamo tra le mani ciò
che vale di più: il Paradiso in terra, il vivere nell’Amore e d’Amore.
Ci sono persone che attraggono il nostro affetto, la nostra stima pur non avendole
mai conosciute: Madre Guillemin è una di queste e ci insegna a vivere
questa strima, quest’affetto in primo luogo in Comunità.
“Non basta più
ora fare semplicemente dei gesti di carità, dicendo a noi stesse: la
carità verso i poveri è testimonianza sufficiente. Bisogna avere
continuamente gli occhi aperti sui bisogni nuovi che sorgono intorno a noi.
Bisogna aver sempre il desiderio e l’impulso di ricercare come portare
il Cristo a coloro che ci vedono vivere e non lo trovano, e studiare in quale
modo poterlo presentare loro…”. Grazie, Madre, perché
ci insegni che non basta “fare”, non basta “dare”, non
basta continuare sempre uguali a se stesse, dando dell’incompetente, o
peggio del nemico dei Poveri, a chi vive il proprio servizio in modo diverso
da noi, forse ben più aperto di noi ai “bisogni nuovi”, alla
realtà di tutta la collettività con le sue culture, le sue leggi,
la buona volontà – qualunque posto si occupi-. “Non
basta”, sì, sempre inquiete rispetto ad un maggior
bene che si può sempre vivere e donare, mai dome di fronte ad ingiustizie
celate, a volte, dalle migliori intenzioni… Il Cristo è Via, Vita
e Verità, senza sconti, senza compromessi… non vi può essere
Carità senza Giustizia, poiché la Giustizia di Dio è esattamente
la pienezza del Suo Amore, gratuito per tutti e ciascuno, coinvolgente e sconvolgente
i nostri piccoli e limitati progetti… Giustizia che, prima di tutto si
esprime nella cura della bellezza e dell’intensità della Lode a
Lui… noi sempre di corsa quando c’è da pregare insieme, noi
che riusciamo sempre a recuperare, dopo, da sole…. Dimenticando che: “Se
noi rappresentiamo una forza d’azione, una forza nella Chiesa, rappresentiamo
anche una forza di preghiera e se domandiamo insieme la grazia che la Carità
che è Dio e alla quale ci siamo consacrate, regni nel mondo, non soltanto
attraverso noi, ma al di fuori di noi, nella Chiesa intera, noi lo otterremo…”.
Sì, Madre, se lo “domandiamo insieme”.
Madre Guillemin avrebbe dovuto vivere oggi, esordendo in un
possibile intervento al Convegno Ecclesiale di Verona con le parole: “La
vita religiosa è un annuncio della speranza…”;
e toccando poi l’attualissimo tema della mancanza di tempo: “Non
è il tempo che ci manca per vedere Dio, è l’attenzione…”;
e concludendo prendendo il volo con lei, lasciando le nostre paure e librandosi
nelle altezze della Fede e della Carità: “Non
bisogna essere di quegli spiriti pessimisti che non vedono che i pericoli, che
affermano il rischio di scivolare, che si spaventano dell’avvenire. Questo
è un pessimismo cattivo, distruttivo e, soprattutto, falso. Bisogna per
prima cosa, rallegrarsi ed ammirare. Se si guarda attorno a noi… la prima
cosa da farsi è di ringraziare il Signore e di ammirare.
Anche in Comunità, cominciamo prima di tutto ad ammirare…”.
Non si tratta di essere dei sognatori, degli idealisti…
tutte vediamo bene la nostra situazione, conosciamo i problemi a noi vicini,
immaginiamo parte di quelli lontani, vediamo la mancanza di forze, la necessità
del ridimensionamento, delle cure alle più anziane ed alle più
ammalate, del bisogno di cambiamenti sofferti, di ristrutturazioni non facili,
e di un mondo sempre più esigente, ma proprio per questo più entusiasmante,
perché è nella nostra debolezza che Dio rivela la propria forza…
non possiamo temere, dobbiamo solo ammirare….
Ammirare una Comunità, una piccola Compagnia che dopo
secoli è sempre presente. Una piccola Compagnia che ha superati momenti
ben più duri, che ancora oggi porta i segni delle persecuzioni, delle
violenze, delle privazioni e che è stata portata sin qui non da famosi
condottieri, scienziati ed intellettuali, ma da grandi donne che hanno saputo
fare spazio nel proprio cuore alla più abbagliante e dolce Luce del mondo.
E’ quella Luce che ha illuminato le camerate degli Ospedali
nel gelo invernale, è quella Luce che ha scaldato pentoloni di gustoso
minestrone tritato da mani segnate dal lavoro, è quella Luce che baluginava
sui libri dei Corsi che per Giustizia si dovevano fare; è quella Luce
che splende sui volti di anziani finalmente cambiati e accarezzati; è
quella Luce che raggiunge anche i luoghi di Missione dove manca la corrente
elettrica; è quella Luce che ha acceso una fiammella anche nel più
gretto dei cuori rinchiuso fra le sbarre… E’ quella Luce che ha
animato la vita di donne come noi, che hanno saputo essere grandi, proprio perché
hanno liberamente scelte di essere Piccole nell’anima; hanno accettato
di mettersi sempre in questione, di non essere mai arrivate, se non quando l’Amore
dello Sposo chiama a sé; donne che hanno capito che è il Bene
a dare senso alla vita ed è questo Bene che va contemplato, che va accudito
e protetto, che va ammirato…
E suor Suzanne FdC ha mostrato la strada ad ogni Figlia della
Carità. Una Strada ardua, impegnativa ma mai, mai disperante, perché
non possiamo pensarci da sole…: ci sono le nostre Sorelle, in cui vive
Dio che condividono la Strada, la nostra Strada!
“Siate anime di luce, trasparenti
di Dio,
libere di sè, aperte agli altri, disponibili a qualsiasi richiesta. ..
Non vi è posto per la mediocrità.
La via nella quale ci siamo impegnate non ha altra uscita legittima che la santità,
la trasformazione in Cristo.”.
suor Cristina Conti FdC