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BEATA ROSALIA RENDU


Figlia della Carità (1786 - 1856)

La Figlia della Carità
è come un paracarro
sul quale tutti
quelli che sono stanchi
hanno il diritto
di appoggiare il loro fardello.



"Ogni giorno Gesù viene a me nella Santa Comunione;
io gli restituirò la visita andando a servirlo nei Poveri"


"I poveri ci insegnano come si vive e come si soffre"


"Chi ha bisogno non può stare a studiare le buone maniere.
Non bisogna preoccuparsi per una parola vivace,
nè fermarsi davanti ad un modo di fare un po' grossolano.
I Poveri sono di gran lunga migliori di quanto non sembri"


"Una Figlia di san Vincenzo non ha mai il diritto di mancare alla carità,
qualunque siano le conseguenze"


"C'è qualcosa che mi soffoca e mi toglie l'appetito... è l'idea che tante famiglie mancano di pane."


"Amate i Poveri, non accusateli troppo...
ricordate che il Povero
è molto più sensibile ai modi di fare
che agli aiuti che riceve"



Suor Rosalia Rendu non è ancora salita agli onori degli altari, ma il popolo, e in particolare i poveri, l'hanno insignita già da molto tempo del titolo di Santa.
Il miracolo è sotto gli occhi di tutti: nel grande cimitero di Montparnasse, una modesta tomba a terra porta una scritta sul basamento di una croce di pietra: "Alla buona Madre Suor Rosalia - i suoi amici riconoscenti - i poveri e i ricchi. " E poi fiori, tanti fiori, freschi ogni giorno, messi lì da mani anonime, anche dopo un secolo e mezzo dalla sua morte.

La vita di Giovanna Rendu si articola durante 70 anni; ha come riferimento geografico il piccolo villaggio di Confort, suo luogo di nascita, nel dipartimento dell'Ain in Francia e la grande Parigi.
I suoi anni dell'infanzia e della fanciullezza conoscono, senza che essa riesca a spiegarsene il perché, le ripercussioni della Rivoluzione Francese (1789 - 1794), con le sue nuove idee di libertà, di uguaglianza e di fraternità e con le sue violenze; i suoi anni maturi vedranno non solo i disordini delle rivoluzioni del 1830 e del 1848, ma anche i suoi tentativi di donna fragile, ma carica di una inspiegabile forza spirituale, per portare pace nei luoghi in cui si combatte e si muore.
Giovanna Rendu: 7 anni e tanti capricci.
Giovanna Rendu: 10 anni e una passione: accogliere e aiutare i Poveri.
Giovanna Rendu: 15 anni e una decisione: consacrare tutta la sua vita a Dio e ai Poveri.
In piena adolescenza, nella determinazione tipica del suo carattere, lascia la sua casa con tutta la ricchezza dei suoi affetti e giunge a Parigi per diventare Figlia della Carità. A 16 anni ne riveste l'abito ma, soprattutto, cerca di incarnarne lo spirito e il carisma, come lo hanno delineato san Vincenzo de' Paoli e santa Luisa de Marillac.

Il sobborgo san Marcello, nel quartiere Mouffetard, uno dei più malfamati della capitale, diventerà il territorio della sua abitazione.


Accoglie tutti coloro che bussano alla porta del "bureau de Charité" (ufficio di assistenza), va per i vicoli bui e dissestati, entra nelle case affumicate e dall'odore di muffa, sale nelle soffitte basse e prive di aria per portare aiuto, ma, specialmente, per ridare dignità all'emarginato e per arricchirlo di Dio.


I Poveri la chiamano nelle ore più impensate, e Giovanna Rendu, che tutti ormai chiamano suor Rosalia, va. Non conosce più la demarcazione tra il giorno e la notte.


Nella sua casa di via de l'Epée-de-Bois, che ha allargato sempre più i suoi spazi per risolvere i problemi dell'oggi (bisogni contingenti) e quelli del domani (scuole per ragazzi), c'è un piccolo parlatorio.


Sulle stesse poche panche scricchiolanti e su qualche sedia instabile, siedono e attendono di parlare con suor Rosalia i più svariati gradi sociali di un'umanità che cerca.

C'è il povero miserabile con i suoi stracci e il suo aspetto incolto: non ha neppure bisogno di parlare perché parla l'evidenza; c'è la donna con i segni della fame sul volto e il suo bambino sottopeso per mancanza di cibo; c'è il malato e c'è il sano, il buono e il meno buono, c'è il rivoluzionario che rivendica i suoi diritti di uomo nato libero, c'è il funzionario di polizia mandato là per scoprire nomi e cognomi di chi provoca disordini nel quartiere e progetta guerriglie o, addirittura, per eseguire l'ordine di arrestare suor Rosalia accusata di proteggere i rivoluzionari; c'è la ricca signora con le dita luccicanti d'oro, ma col cuore che soffre; c'è il giovane spinto da un immenso desiderio di dare significato alla propria vita, c'è l'uomo politico e l'uomo della strada. Giungono, un giorno, addirittura, l'imperatore Napoleone III in persona e l'imperatrice Eugenia, contagiati da quella Suora che non chiede mai a nessuno quale sia il suo credo religioso o quello politico, perché sa benissimo che ogni uomo viene da Dio e torna a Dio.

Un ventaglio spalancato su mille situazioni umane.

Suor Rosalia accoglie tutti, instancabile; ascolta, trova in pochi secondi una soluzione; agisce. Accetta con la destra gli aiuti che le vengono offerti e li ridona subito con la sinistra, in quel gesto alternativo delle mani che è garanzia di Vangelo vissuto.

Un'attività che non conosce pause, ma che suor Rosalia non svolge da sola perché ha l'intelligenza di saper coinvolgere prima di tutto le sue Consorelle e poi gli altri, tanti altri. Anche il giovane Federico Ozanam, fondatore delle Conferenze di San Vincenzo, imparò da suor Rosalia a servire i poveri alla maniera vincenziana: corporalmente e spiritualmente.


Un'attività mai fine a se stessa: la sua linea di azione porta direttamente a Dio.
70 anni divita di cui 55 donati a piene mani a Dio, alla Comunità delle Figlie della Carità, ai Poveri.

Il giorno della sua morte, il 3 febbraio 1856, fu un giorno di lutto per tutta Parigi; i suoi funerali un trionfo.

C'erano tutti quelli del parlatorio di via dell'Epée-de-Bois.

Poi molti tornarono a casa, ma, per tutta la notte, sulla porta del cimitero di Montparnasse, i Poveri rimasero a vegliare la loro "mamma". Molti si domandavano: "E adesso, chi prenderà il suo posto?"
La risposta è tuttora nelle nostre mani.



SUOR ROSALIA NELLA PARROCCHIA DI SAINT MÉDARD

Nella Chiesa di Saint Médard, suor Rosalia Rendu ha pregato per i suoi poveri, qui li ha trasportati furtivamente, in bare fabbricate da lei stessa, quando infuriava il colera, qui circondata dai suoi amici poveri e ricchi è entrata per l’ultima volta, tra un'immensa folla, nel 1856, per essere poi tumulata nel cimitero di Montparnasse.

La Carità è contagiosa, ha detto qui il Cardinale Lustiger e, come Rosalia è divenuta Samaritano per i suoi contemporanei, così anche noi, che viviamo in un tempo, in cui la solitudine, l’ingiustizia, il non senso uccidono, come pure l’indifferenza e l’egoismo, dobbiamo impegnarci a imitarla con una carità costruttiva. La carità è il cuore della vita cristiana, davanti alla complessità dei problemi sociali, l’aiuto deve essere apportato con servizi specializzati, perché la buona volontà non è sufficiente, se manca la competenza, sarà dequalificata, davanti alla professionalità, che le situazioni attuali richiedono.

La traccia che suor Rosalia ha lasciato nella Parrocchia di S. Médard è ancora ben visibile, esempio vivo di amorevole servizio al Signore nella persona dei Poveri.





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