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ASSEMBLEA GENERALE 2009
"Profezia e speranza
ora e dovunque"



8 MAGGIO - 13 GIUGNO 2009
Casa Madre delle Figlie della Carità
Parigi





Uno scorcio del giardino interno della Casa Madre.



7 maggio: arrivi da tutto il mondo!

Figlie della Carità di ogni nazionalità, colore, lingua, foggia d'abito... tutte unite
dalla volontà di servire il Signore con la loro contemplante attività di prossimità
a chi più soffre...
La Casa Madre oggi sembra più che mai un porto franco
a cui giungere per attingere nuove ispirazioni dello Spirito Santo, nuove idee, nuove forze,
e poi ripartire per andare a condividere questa Grazia con le Consorelle, con coloro che le FdC accompagnano nel non sempre facile Cammino della Vita, e con tutto il mondo!





Elenchi delle Sorelle partecipanti.


8 maggio: inizia il Santo Ritiro
in preparazione all'Assemblea!

Padre Javier Alvarez CM, Direttore Generale della Compagnia accompagnerà
le Assembleiste in questo tempo di dialogo più intenso con il Signore,
di celebrazioni più festose, e di un'attento esame di coscienza per un miglior Servizio
al Signore nei più Poveri (cf. Costituzioni FdC 21d).
Il Padre Direttore non proporrà delle conferenze, ma delle meditazioni per comprendere
meglio l'insegnamento dei Fondatori fondato sulla Parola di Dio.




Le Sorelle iniziano a prendere posto in Sala.


"Il Ritiro è un incontro con il Signore che ci porta a rinascere (Gv 3,7)",
così ha esordito il Padre Direttore Generale, offrendo poi alle Sorelle una meditazione
stupenda, luminosa come quei raggi di sole limpido che abbagliano e rallegrano allo stesso tempo... "Nicodemo era restio a seguire il ragionamento di Gesù... non perché non comprendesse, anzi... Purtroppo anche noi possiamo essere come Nicodemo: "Dopo 20, 30, 50... anni nella Compagnia, posso ancora rinascere?!". Sì, si può sempre rinascere!



San Vincenzo descrive la Carità come un "abito", il "bel vestito della Carità".
Quell' "abito" dell'Amore senza del quale siamo nulla (san Paolo, 1Cor 13)
è composto da 3 parti: l'Amore di Dio in alto, l'Amore al prossimo al centro,
l'Amore alle Sorelle in basso.
L'Amore "di Dio", dice Vincenzo, non "a Dio"...
"La persona deve ricevere amore per poterlo dare..." (Benedetto XVI): dobbiamo essere sempre consapevoli che è Dio che ci ha amato e ci ama per primo ed il suo Amore è come una fonte che può arricchirci e colmarci di sé se noi lo permettiamo.
L'Amore è l'origine di tutto...
L'Amore trasforma la vita delle persone. San Paolo definisce "l'uomo nuovo", colui che si lascia trasformare dall'Amore!
La parte alta del "vestito" consiste nell'assimilare profondamente l'Amore di Dio
per trasmetterlo agli altri.

L'Amore di Dio trasmesso ai fratelli, per i Vincenziani, deve essere
caratterizzato dal tratto squisito e dalla delicatezza:
senza tratto squisito e delicatezza non c'è servizio ai Poveri.
Oggi il mondo serve chi è nel bisogno con molta competenza, ma noi non dobbiamo dimenticare l'esortazione di Madre Guillemin: siete chiamate ad umanizzare la tecnica.
Questo ci aiuterà a personalizzare il Servizio. Si adatta l'amore ai Poveri come una mamma adatta il suo amore ai propri figli, individualmente, ciascuno per quello che ha bisogno...
Questo è rafforzato dalla creatività dell'Amore, unita alla prudenza e alla sagacia...
sentendo sempre l'urgenza del trasmettere questo messaggio, poiché evangelizzazione e servizio sono un'unica fiamma della Carità!

L'Amore di Dio trasmesso alle Sorelle è fondamentale, in questo san Vincenzo è categorico:
se non ci fosse amore tra loro sarebbe meglio che
le Figlie della Carità non ci fossero.

Vi proprongo 3 raccomandazioni vincenziane sempre attuali.
1) Vi sia rispetto fra le Sorelle, con deferenza, venerazione, stima. Se manca il rispetto, manca la sapienza: non si riconosce la sacralità della Sorella, la presenza di Dio in lei! "Ogni Sorella è un dono di Dio, anche la più difficile!" Senza rispetto non si può capire la ricchezza che la Comunità custodisce.

2) Vi sia il perdono... che non vuol dire che in comunità non vi possano essere discussioni, attriti, questi sono naturali nella vita umana... Perdonare è accogliere l'altro comunque... Non collezioniamo sentimenti negativi perché
è come se si riempisse la casa di veleni e bombe, è rischiosissimo!
Sarebbe una follia conservare rancori.
3) Vi sia il dialogo: quanto è importante per santa Luisa e san Vincenzo!
I nostri Fondatori ci raccomandano di dedicare tempo per stare assieme,
per raccontarsi ciò che si è vissuto,
per affrontare i problemi dandosi consiglio reciprocamente ed insieme programmare gli interventi. Dialogare significa innalzare i cuori, arricchirsi l'un l'altra...
Progettare individulmente è un attentato alla vita comunitaria!
L'assenza di dialogo è un sintomo chiaro che la comunità sta agonizzando.





Il tavolo della presidenza diviene altare.


"Gli disse Gesù: io sono la via, la verità e la vita!
Nessuno viene al Padre se non per mezzo mio"(Gv 14,6)

Solo uno spunto dall'Omelia di padre Javier: "Gesù Cristo viene condannato...
è meraviglioso: Dio è capace di mettere in atto il suo disegno di salvezza attraverso la mediocrità degli strumenti umani, di più, attraverso il peccato e la malvagità degli esseri umani. E' meraviglioso!
Questo deve colmarci di serenità e pace interiore... Non bendiamoci gli occhi, affermiamo pure che vi è una situazione negativa, ma comprendiamo che Dio la può utilizzare per portare a compimento il suo disegno di salvezza. Non temiamo, sentiamoci come bambini che non comprendono l'operato dei genitori, e protestano: ad esempio non vogliono alzarsi presto per andare a scuola, non vogliono lavarsi.... solo in seguito capiranno le scelte dei genitori per il loro bene. Vivere con timore del negativo è segno di una debole fede. Poniamo ai piedi dell'altare tutte le paure (Giovanni Paolo II),
altrimenti ne saremo schiavizzati. Non confidiamo nel disorientamento, nella falsità, nella morte ,
ma in Gesù Cristo che è Via, Verità e Vita!


 

 


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